H-Airy-1870-detail-1024x693Ho trovato un disegno che riproduce in modo eccellente un fenomeno che mi accade da quando ero ragazzina e fino adesso mi si ripresenta ogni tanto.

La scienza medica definisce quella manifestazione soltanto in termini di "emicrania oftalmica" o "scotoma scintillante", perché non lo sa ancora comprendere.

 

L'evento inizia con la percezione di una piccola luce a forma di stella radiante davanti agli occhi che via via si allarga come un cerchio fino ad estendersi intorno al corpo. La "stella" ha i bordi colorati a zig zag che si muovono mentre al suo interno è percepibile a volte una sostanza indefinibile.

Durante una passeggiata nei boschi mi si è ripresentato quel fenomeno è ho notato di trovarmi in una bolla di luce "sottile" iridescente che si diffondeva anche all'esterno dei suoi bordi che apparivano più intensamente colorati. La bolla luminosa era più ampia del mio corpo fisico in essa contenuto e la sua luce s'irraggiava oltre ai suoi limiti effondendosi all'esterno più sfumata.

La fase iniziale del fenomeno è percepibile sia ad occhi aperti che chiusi come se si generasse all'interno della testa e la sua fase più vivamente luminosa perdura 15-20 minuti. Io misuro sempre il tempo in durata del fenomeno e quando si ripresenta mi apparto in luogo tranquillo stando ad occhi chiusi per osservare molto attentamente quella sorta di porta luminosa e vibrante, per poi poterla anche disegnare. Se non per una leggera pressione percepita tra le sopracciglia, quell'evento non mi crea alcun tipo di emicrania dolorosa.

La scienza medica accademica si limita soltanto a chiamare quel fenomeno "Emicrania oftalmica", "scotoma scintillante" o, "sintomo che precede un'emicrania" e non lo sa spiegare con i termini che ha a sua disposizione. In un articolo che ho trovato e dal quale ho tratto anche la foto in intestazione è possibile capire che i neurologi studiano con grande interesse quel fenomeno ma non sono ancora giunti ad alcuna spiegazione scientifica soddisfacente sullo stesso.

Leggi anche tu l'articolo e indicato: The 19th Century Doctor Who Mapped His Hallucinations

http://phenomena.nationalgeographic.com/2016/06/13/the-19th-century-doctor-who-mapped-his-hallucinations/

Siccome non mi accontentavo delle spiegazioni accademiche su quel fenomeno assai interessante e inesplicabile per la sua stranezza ho potuto infine capire di che cosa si tratta e sono molto soddisfatta della delucidazione trovata in proposto in un libro che avevo iniziato a leggere e poi studiare scrupolosamente. La definizione che ho trovato nel libro io penso possa interessare a chi ha già sperimentato quel fenomeno, per tale motivo la indico seguentemente.

Dal libro: Trattato di Magia Bianca - Di Alice A. Bailey.

Titolo originale: A TREATISE ON WHITE MAGIC (1)

Prima edizione inglese 1934
Prima edizione italiana 1951 http://www.bailey.it/alice-bailey/TRATTATO-DI-MAGIA-BIANCA.pdf

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La personalità cela in sé, come lo scrigno custodisce il gioiello, quel punto di luce dell’anima che chiamiamo luce nella testa. Essa si trova nel cervello, viene scoperta e poi usata soltanto quando l’aspetto più alto della personalità, la mente, è sviluppato e attivo. Si compie allora l’unione con l’anima, la quale agisce attraverso la natura personale inferiore.

L’anima cela in sé, come il “gioiello nel loto”, la facoltà d’energia dinamica che è l’attributo manifesto della Monade: la volontà. Allorché l’anima ha sviluppato tutti i suoi pote

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ri ed ha appreso ad includere nella propria coscienza tutto ciò che s’intende per “miriadi di forme che l’Essere assume”, uno stato superiore o più inclusivo diventa possibile…

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Poiché in queste istruzioni è mia intenzione rilevare le analogie tra i differenti aspetti della divinità, come si esprimono nell’uomo o nel macrocosmo, l’Uomo Celeste, a questo punto si potrebbe fare un’interessante osservazione.

L’antico Yoga dell’epoca degli Atlantici (pervenutoci nell’insegnamento, necessariamente frammentario, dello yoga dei centri) ci informa che il riflesso del sutratma nell’organismo umano è il midollo spinale e si esprime per mezzo di tre canali, denominati idà, pingalà e sushumnà, il canale centrale.  Quando le forze negative e positive del corpo, che si esprimono lungo i canali nervosi di idà e pingalà, sono equilibrate, esse possono ascendere e discendere lungo il canale centrale, passando senza impedimenti attraverso i centri collocati lungo la spina dorsale e giungendo fino al cervello.  Si ha allora la perfetta espressione dell’anima nell’uomo fisico.

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Tutto ciò è in realtà una corrispondenza con il sutratma, che collega l’uomo fisico e l’anima, poiché il sutratma esprime a sua volta l’energia positiva dello spirito, l’energia negativa della materia e l’energia equilibrata dell’anima; il conseguimento dell’equilibrio costituisce infatti l’attuale obiettivo dell’umanità.  Durante il periodo delle iniziazioni successive, l’uso positivo dell’energia spirituale sostituisce l’uso equilibrato della forza dell’anima, ma di questo stadio ulteriore l’aspirante non si preoccupi; per il momento trovi il “nobile sentiero di mezzo” tra le paia degli opposti e, incidentalmente, scoprirà che le forze da lui usate sul piano fisico utilizzano il canale nervoso centrale della spina dorsale.  Ciò avverrà quando la trasmissione della luce e della verità al cervello fisico lungo il canale centrale del sutratma, si risolverà in un’utilità soddisfacente. Parlando simbolicamente, si può dire che le idee e i concetti che giungono attraverso il canale sutratmico negativo sono fondamentalmente buoni, ma mancano di forza e si dissolvono nel nulla. Essi sono tinti d’emotività e non hanno la forma organizzata che solo la mente pura può dare. Idee e concetti che giungono attraverso il canale opposto (parlando in senso figurato) si concretizzano troppo rapidamente e sono motivati dall’ambizione personale di una mente autoritaria. La mente è sempre egoistica, egocentrica ed esprime l’ambizione personale che porta in sé il germe della propria distruzione.

Quando invece si usa il sushumnà (canale nervoso centrale) e la sua energia, è l’anima, creatrice magnetica e intelligente, che trasmette le sue energie. I piani possono allora essere portati a compimento secondo il proposito divino e procedere con le loro attività costruttive ‘nella luce’. Il punto di contatto egoico e lunare emette sempre il punto di luce, come abbiamo visto..., ed è focalizzato nel punto del sutratma corrispondente alla luce nella testa dell’aspirante.

3. Il periodo in cui egli fa risuonare la Parola sacra e, fondendola con la voce dell’Ego o anima, mette in moto la materia mentale per costruire la propria forma pensiero.

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È l’essere umano sul piano fisico che ora fa risuonare la Parola, e lo fa in quattro modi:

a. Egli diviene il Verbo incarnato e cerca di “essere quello che è”.

b. Fa risuonare la Parola dentro di sé, cercando di farlo come anima. Visualizza sé stesso come anima che, per mezzo di quella Parola, emana energia in tutto il sistema in cui la sua anima infonde vita: i suoi strumenti mentale, emotivo, vitale e fisico.

c. Egli fa letteralmente risuonare la Parola sul piano fisico, influenzando così i tre gradi di materia del suo ambiente. Durante tutto questo tempo egli “mantiene la mente ferma nella luce” e la sua coscienza salda nel regno dell’anima.

d. Parallelamente (e questo è lo stadio più difficile) egli visualizza ininterrottamente la forma pensiero per mezzo della quale spera di esprimere l’aspetto del piano con cui è venuto in contatto e che intende portare in manifestazione attiva con la propria vita e nel proprio ambiente.

Tutto ciò è veramente possibile solo quando tra anima e cervello si è stabilito un rapporto stabile. Tale processo comporta la capacità del cervello di registrare ciò che l’anima sta visualizzando e di cui diviene consapevole nel proprio regno. Comporta anche un’attività parallela della mente, poiché l’aspirante interpreta la visione e utilizza l’intelligenza concreta per adattare saggiamente tempo e forma alla vera espressione di ciò che è stato appreso. Tutto 

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questo non è davvero facile a compiersi, ma l’aspirante infine imparerà ad esprimersi in piena coscienza, in più modi e simultaneamente In questo modo egli comincia a imparare una triplice attività, ciò che nell’Antico Commentario è così descritto:

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“Il Globo solare risplende con radioso splendore.  La mente illuminata riflette la gloria solare. Il globo lunare sale dal centro alla vetta ed è trasformato in un radioso sole di luce. Quando questi tre soli non sono più che uno, Brahma si manifesta. Un mondo luminoso è nato.”

Letteralmente ciò significa che quando l’anima (simboleggiata come globo solare), la mente e la luce nella testa formano un’unità, il potere creativo dell’Angelo Solare può esprimersi nei tre mondi e costruire una forma attraverso cui la sua energia può esprimersi attivamente. Il globo lunare è un modo simbolico di indicare il plesso solare che, col tempo, compirà due azioni:

1. Unire e fondere le energie dei due centri di forza inferiori e

2. elevare le energie fuse che, unendosi alle energie degli altri centri superiori, ascendono alla testa.

Tutto ciò contiene un insegnamento e una teoria che possono essere elaborati nell'esperimento e nell’esperienza pratica, nonché nell’attività cosciente dell’aspirante. Vorrei indicare anche la natura del servizio reso dall’umanità nel suo insieme nel piano generale dell’evoluzione. La regola che ora commentiamo non si applica soltanto al singolo individuo, ma anche alla predestinata attività del quarto regno della natura. Con la meditazione, la disciplina e il servizio, l’essere umano rende sempre più luminoso il punto di luce che venne in manifestazione al tempo della sua individualizzazione, fino a farlo divampare in luce radiosa che illumina i tre mondi. Questo fatto si riflette nella luce della testa; sì stabilisce così un rapporto che permette non solo la sincronizzazione vibratoria, ma anche un’irradiazione e una emanazione di forza magnetica che è possibile riconoscere nei tre mondi dell’ambiente immediatamente circostante di un uomo.

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Lo stesso vale per il regno umano. Quando la sua illuminazione aumenta, a mano a mano che la sua luce diventa più potente, la sua influenza sui regni subumani è analoga a quella esercitata dall’anima individuale sull’uomo in incarnazione fisica. Dico analoga come forza causale, benché non corrispondente negli effetti. Si noti la differenza. L’umanità rappresenta il macrocosmo rispetto agli stati di coscienza subumani e questo è stato messo bene in rilievo da H.P.B. L’effetto su questi stati minori e più materiali è quadruplice: l. Stimolazione dell’aspetto spirituale, che si esprime come anima in tutte le forme, la forma di un minerale, di un vegetale o di un animale. L’aspetto positivo d’energia di tutte queste forme diverrà più forte producendo un aumento d’irradiazione, ad esempio nel regno minerale. In ciò si trova un accenno alla natura del processo che porrà termine alla nostra esistenza planetaria e infine al nostro sistema solare. Nel regno vegetale l’effetto sarà la manifestazione di maggiore bellezza e varietà e l’evoluzione di nuove specie volte a uno scopo impossibile da spiegare ai non iniziati. Uno dei risultati sarà la produzione di forme che serviranno di nutrimento agli angeli e ai deva minori. Nel regno animale l’effetto sarà l’eliminazione del dolore e della sofferenza e il ritorno alle condizioni ideali del Giardino dell’Eden. Quando l’uomo agisce come anima, egli guarisce, ...

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La luce oscura dei minuscoli atomi di cui è costituito il veicolo fisico risponde allo stimolo proveniente dall’anima e, quando l’uomo passa sotto il dominio dell’anima, la luce risplende attraverso tutto il corpo. Essa si rivela come la radiosità che emana dai corpi degli adepti e dei santi, producendo un effetto di luce brillante e splendente. La luce radiosa dell’anima, fusa con la luce magnetica del corpo vitale, stimola gli atomi del corpo fisico a tal punto che ciascun atomo diviene, a sua volta, un minuscolo centro irradiante. Questo avviene soltanto quando il centro della testa, il centro del cuore, il plesso solare e il centro alla base della spina dorsale sono collegati in modo peculiare, ed è uno dei segreti della prima iniziazione. Quando questi quattro sono in stretta cooperazione, il “pavimento del triangolo”, com’è chiamato simbolicamente, è pronto per l’opera magica.  In altre parole, si possono enumerare come segue:

a. La forma fisica materiale, con il suo centro alla base della spina dorsale.

b. Il corpo vitale che opera attraverso il centro del cuore, dove ha sede il principio della vita. Le attività del corpo, potute a questo stimolo, sono distribuite per mezzo della circolazione del sangue.

c. Il corpo emotivo, che opera attraverso il plesso solare.

d. Il centro della testa, agente diretto dell’anima ed il suo interprete, la mente.

Questi quattro sono in accordo e allineamento perfetto. Quando ciò si verifica, il lavoro dell’iniziazione e i suoi intervalli di discepolato attivo diventano possibili. Prima che ciò sia avvenuto, il lavoro non può procedere. L’aspirante ne ha un primo presagio quando si produce un evento simbolico nella luce della testa, precursore del successivo stadio d’iniziazione.

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A questo stadio la luce dell’anima penetra nella regione della ghiandola pineale, vi determina, irradiazione dell’etere della testa o arie vitali; ciò stimola gli atomi del cervello, così che

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la loro luce si unisce e fonde con le altre due, la luce eterica e la luce dell’anima, producendo il sole radiante interiore di cui l’aspirante diviene consapevole nell’esperienza del suo cervello fisico. Sovente gli studenti parlano di luce diffusa o chiarore, che è la luce degli atomi del piano fisico di cui è composto il cervello; in seguito diranno di vedere una specie di sole nella testa, il quale è prodotto dal contatto della luce eterica con la luce atomica fisica. Più tardi sarà percepita una luce d’intenso splendore elettrico, che è la luce dell’anima, fusa con l’eterica e l’atomica. Frequentemente a questo punto essi percepiscono un centro oscuro nel sole radiante; è l’ingresso al sentiero rivelato dal “risplendere della luce sulla porta”.

Gli studenti ricordino che è possibile aver raggiunto un alto stadio di coscienza spirituale senza vedere alcuna di queste irradiazioni nel cervello. Esse rientrano nell’ordine dei fenomeni e sono in gran parte determinate dalla costituzione del corpo fisico, dal karma e dai conseguimenti del passato, dalla capacità dell’aspirante di attrarre “il potere dall’alto” e mantenere stabilmente quest’energia nel centro cerebrale, mentre egli stesso, in meditazione, è distaccato dall’aspetto forma e può serenamente contemplarlo. Quando ciò sia avvenuto (ma non rappresenta un obiettivo da perseguire ed è semplicemente un’indicazione da registrare nella coscienza e poi abbandonare), lo stimolo che ne deriva produce una reazione del corpo fisico. Il potere magnetico della luce nella testa e la forza irradiante dell’anima causano uno stimolo. I centri cominciano a vibrare, risvegliando gli atomi del corpo materiale fintanto che il potere del corpo eterico vibrante non avrà allineato anche il centro più basso con quello più alto. In tal modo i fuochi del corpo (la totalità dell’energia degli atomi) diventano sempre più attivi, fino al momento in cui quell’energia infuocata risale lungo la spina dorsale. Tutto ciò è determinato dal dominio magnetico dell’anima, posta sul “trono tra le sopracciglia”.

...

L’indagine su fatti riguardanti il Maestro è più interessante della ricerca sulle qualificazioni richieste dal discepolato. L’interesse per tutto ciò che riguarda gli adepti è più potente della ferma indagine sulle   proprie limitazioni e deficienze, che   potrebbe accaparrare tutta l’attenzione dell’aspirante. Egli è più incline a dimostrare curiosità per le abitudini e i metodi dei singoli Maestri e per il loro modo di trattare con i discepoli, piuttosto che ad applicare con pazienza le abitudini corrette e i metodi di lavoro nella sua vita di aspirante al discepolato.

Tutte queste tendenze possono soltanto ostacolare e limitare, e uno dei primi avvertimenti che diamo a coloro che vogliono entrare in comunicazione con i Maestri è di distogliere l’attenzione da ciò che non li riguarda e focalizzarla sui passi da compiere e sugli stadi da raggiungere nella loro vita, eliminando le perdite di tempo causate dagli inutili pensieri e stati d’animo che tanto spesso occupano la maggior parte della loro vita di pensiero.

Quando un Maestro è alla ricerca di individui idonei a essere istruiti e formati, guarda in primo luogo a tre fattori, che nessuna devozione o aspirazione, nessuna purezza di vita e nessun modo di vivere potranno mai sostituire. È essenziale che tutti gli aspiranti comprendano questi tre fattori risparmiandosi in tal modo sofferenze mentali e spreco di energie.

1. Il Maestro cerca la luce nella testa.

2. Indaga sul karma dell’aspirante.

3. Prende nota del suo servizio nel mondo.

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Se non vi è l’indicazione che l’uomo sia ciò che in termini esoterici si definisce “una lampada accesa”, è inutile che il Maestro sprechi il suo tempo. La presenza della luce nella testa indica:

a.  Il funzionamento, in maggiore o minor misura, della ghiandola pineale che, come ben sapete, è sede dell’anima e organo della percezione spirituale. È in questa ghiandola che avvengono i primi cambiamenti fisiologici derivanti dal contatto con l’anima, contatto che si stabilisce mediante una precisa pratica della meditazione, il controllo mentale e l’afflusso di forza spirituale.

b. L’allineamento dell’uomo sul piano fisico con il suo Ego, l’anima o Sé superiore, dimorante sul piano mentale e la subordinazione della vita e della natura del piano fisico all’impressione e al governo dell’anima. Questo argomento è trattato a sufficienza nei primi due o tre capitoli di Lettere sulla meditazione occulta e se ne raccomanda lo studio agli aspiranti.

c. Afflusso di forza, attraverso il sutratma o filo magnetico, dall’anima al cervello, attraverso il corpo mentale. Tutto il segreto della visione spirituale, della percezione corretta e del contatto corretto sta nell’adeguata comprensione di quanto precede. I “Sutra Yoga di Patanjali” saranno quindi sempre il libro di testo per discepoli, iniziati e adepti, poiché in esso sono contenuti i metodi e le regole che conducono al dominio della mente, a stabilizzare il corpo astrale, nonché a sviluppare e rafforzare il filo dell’anima che può e diventerà un vero canale di comunicazione fra l’uomo e il suo Ego. La luce dell’illuminazione affluisce nella cavità del cervello e porta all’oggettività tre campi di conoscenza. Questo è spesso dimenticato e da ciò derivano inutili angosce e interpretazioni premature da parte del discepolo o aspirante parzialmente illuminato.

Dapprima la luce fa risaltare e mette in evidenza nella coscienza le forme pensiero e le entità che raffigurano la vita inferiore e che, nel complesso, costituiscono il Guardiano della Soglia.

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La prima cosa di cui l’aspirante diviene consapevole è quindi tutto ciò che egli considera indesiderabile; la rivelazione della propria limitatezza e indegnità, e tutte le componenti indesiderabili della sua aura appaiono improvvisamente alla sua visione. L’oscurità che è in lui viene intensificata dalla luce che manda deboli bagliori dal centro del suo essere e spesso egli si dispera e cade in una profonda depressione.

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Tutti i mistici testimoniano quest’esperienza che è un periodo che deve essere vissuto fintanto che la pura luce dell’anima non avrà fugato tutte le ombre e tutta l’oscurità, mentre la vita a poco a poco si rischiarerà e illuminerà finché il sole nella testa non risplenderà in tutta la sua gloria.

d. Infine, la luce nella testa indica che il Sentiero è trovato e all’uomo non rimane che studiare e comprendere il metodo per centralizzare, intensificare, penetrare e infine divenire quella linea magnetica (simile a un filo di ragnatela) lungo la quale si può risalire fino alla sorgente della manifestazione inferiore e penetrare nella coscienza dell’anima. Il linguaggio usato è simbolico, ma al tempo stesso estremamente preciso, in modo da trasmettere l’informazione a coloro che comprendono, pur proteggendo chi ancora non sa.

“II sentiero del giusto è simile a una luce splendente” e nel contempo l’uomo potrà diventare il sentiero stesso. Egli entra nella luce e diviene luce, funziona allora come una lampada collocata in un luogo buio, che porta illuminazione ad altri e rischiara loro il cammino.

Prima di ammettere un uomo nel suo gruppo, un Maestro deve poi considerare se tale passo sia karmicamente possibile o meno, o se esistano circostanze passate che impediscono la sua ammissione durante l’attuale incarnazione.

Vi sono tre fattori principali da considerare sia separatamente che in relazione l’uno con l’altro. In primo luogo, nella vita presente di un uomo esistono obblighi karmici tali da rendergli impossibile agire come discepolo? A questo proposito si tenga ben presente che un uomo può diventare un discepolo e meritare l’attenzione del Maestro soltanto se la sua vita ha qualche importanza per il mondo, se egli esercita una certa influenza nella sua sfera e se ha la capacità di plasmare le menti e i cuori degli uomini e agire su di essi.

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Se non è così, per il Maestro sarebbe tempo sprecato occuparsene personalmente, poiché potrà essere adeguatamente aiutato in altri modi, ad esempio attingendo conoscenza teorica e non ancora pratica da libri e istruttori, nonché facendo molta esperienza sotto la guida del proprio Ego, il Maestro nel Cuore. Se un uomo è un discepolo, lo è perché può essere usato per attuare il Piano della Gerarchia e può essere influenzato a materializzare gli sforzi intesi al necessario progresso dell’umanità. Nella vita del piano fisico ciò richiede tempo e pensieri, circostanze adatte nonché altre considerazioni. È possibile che un uomo, pur avendo raggiunto lo stadio, dal punto di vista del carattere, in cui meriterebbe il riconoscimento del Maestro, abbia ancora obblighi e doveri da assolvere che, in una vita particolare, gli impediscono di svolgere un servizio attivo. Sono fattori che il Maestro considera e di cui anche l’Ego dell’uomo tiene conto.

Ne risulta che in questo periodo accade abbastanza di frequente che un uomo (forse senza averne coscienza nel cervello fisico) si sobbarchi una gran quantità di esperienza e assuma una quantità anormale di responsabilità in una vita particolare, allo scopo di essere libero per il servizio e il discepolato in una vita successiva. Egli si preoccupa quindi di prepararsi per la prossima esistenza e adempie pazientemente i suoi doveri nella famiglia, nella cerchia degli amici e degli affari. Si rende conto che dal punto di vista egoico una vita non è che un fatto di breve durata e che con lo studio, l’attività intelligente, il servizio amorevole e la paziente perseveranza egli elimina le condizioni che impediscono la sua immediata accettazione nel gruppo di un Maestro.

Un Maestro studia inoltre la condizione del corpo fisico e dei corpi sottili dell’aspirante per vedere se in essi vi siano stati di coscienza tali da intralciare la sua efficienza e che rappresentano degli ostacoli.  Anche queste condizioni sono karmiche e possono essere sistemate prima che egli possa essere ammesso fra altri chela.

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Un corpo fisico infermo, un corpo astrale incline a sbalzi d’umore, emozioni e illusioni psichiche, un corpo mentale incontrollato o poco preparato rappresentano altrettanti pericoli per lo studente fintanto che non siano corretti e perfezionati. Un chela è costantemente sottoposto al gioco delle forze provenienti da tre sorgenti principali:

1. il proprio Ego,

2. il suo Maestro,

3. il gruppo di condiscepoli e, a meno che egli non sia forte, puro e padrone di sé, queste forze non serviranno che a stimolare le condizioni indesiderabili, a favorire ciò che andrà eliminato e a fare affiorare le debolezze nascoste. È inevitabile che ciò avvenga, e molto si farà in questo senso prima di poter essere ammessi in un gruppo di discepoli; se fosse altrimenti, gran parte del prezioso tempo del Maestro sarebbe necessariamente impiegato ad eliminare e neutralizzare gli effetti delle violente reazioni del chela sugli altri chela del gruppo. È meglio attendere e lavorare per gradi e con intelligenza su sé stessi piuttosto che sforzarsi di accedere impreparati a linee di forza che non si è in grado di dirigere né di governarne gli effetti.

Un altro fattore che un adepto considererà è se vi siano in incarnazione i chela con i quali un uomo potrà lavorare, a lui legati da antichi vincoli karmici o da attività analoghe già svolte in passato.

A volte può essere saggio attendere un certo tempo prima d’immettersi sul Sentiero verso il mondo fisico, finché non si presenterà un’esistenza in cui i suoi collaboratori, con vibrazione affine e abituati a lavorare con lui, saranno pure in un corpo fisico, poiché si entra nel gruppo di un Maestro per prestare un determinato servizio e svolgere un lavoro specifico, non per ricevere un’istruzione culturale che un giorno farà del chela un adepto. I chela si istruiscono da sé e quando sono pronti per un lavoro qualsiasi, il Maestro li utilizza.

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Essi evolvono e operano la propria salvezza, ed a ogni passo compiuto il loro Maestro particolare affida loro sempre maggiore responsabilità. Egli li istruirà sulle tecniche di servizio e sulla risposta vibratoria al Piano, ma spetta a loro imparare a controllarsi e ad adeguarsi al servizio.

Vi sono altri fattori karmici che un Maestro prenderà in considerazione, ma in questo momento questi tre sono i principali e i più importanti per l’aspirante. Li abbiamo specificati affinché nessun vero e serio aspirante possa sentirsi depresso o scoraggiato se non ha un legame cosciente con il Maestro e se non è consapevole di un’affiliazione a un gruppo esoterico di discepoli. Questo può non dipendere dalla mancanza di idoneità, ma semplicemente dal fatto che il suo Ego ha scelto questa vita per prepararsi ad azioni future, per eliminare gli ostacoli in uno o tutti e tre i corpi inferiori, o ancora per attendere il momento in cui la sua ammissione sarà della massima utilità.

Il terzo fattore cui guarda il Maestro, il servizio, è quello in cui l’aspirante ha meno da dire e che molto probabilmente viene male interpretato. Sovente l’aspirante interpreta erroneamente come servizio l’ambizione spirituale, il desiderio di essere al centro di un gruppo, la brama di parlare, insegnare, dare conferenze o scrivere.  Il Maestro non guarda all’importanza o alla posizione terrena del lavoratore, e nemmeno al numero di persone che si riuniscono intorno alla sua personalità, bensì ai moventi che stimolano la sua attività e all’effetto dell’influsso che egli esercita sul prossimo. Il vero servizio è lo spontaneo efflusso di un cuore amorevole e di una mente intelligente; risulta dal fatto di trovarsi al posto giusto e di rimanervi; è il prodotto dell’inevitabile afflusso di forza spirituale e non di strenua attività del piano fisico; è l’effetto di essere ciò che l’uomo realmente è, un divino Figlio di Dio, e non l’effetto studiato di parole e azioni. Un vero servitore riunisce intorno a sé coloro che è suo potere servire e aiutare con la forza della sua vita e della sua personalità spiritualizzata, e non con le sue pretese e parole altisonanti. Dimentico di sé egli serve, con abnegazione cammina sulla Terra e non si dà pensiero dell’importanza o meno di quanto compie, né ha idee preconcette sul proprio valore o sulla propria utilità. Vive, serve, opera ed esercita un influsso, nulla chiedendo per il sé separato.

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Quando un Maestro scorge questa manifestazione nella vita di un uomo, risultato del risveglio della luce interiore e dell’assolvimento degli obblighi karmici, fa risuonare una nota ed attende, per vedere se l’uomo riconosce la nota del proprio gruppo. In base a questo riconoscimento, egli è ammesso nel gruppo di collaboratori e può stare alla presenza del suo Maestro.

CUORE, GOLA E OCCHIO

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Mentre il centro del cuore si risveglia e il centro della gola si volge all’opera creativa, fra i due si stabilisce un preciso rapporto e vi è uno scambio di energie. Questa attività suscita a sua volta una risposta dall’aspetto del loto dai mille petali (un loto di sintesi) attraverso il quale passa normalmente l’energia che anima sempre cuore e gola. Due sono i risultati di questa attività di rispondenza e interazione e sarà utile prenderne accuratamente nota.

In primo luogo comincia ad apparire la luce nella testa. Si stabilisce uno scintillio (se così posso definirlo) fra l’energia positiva superiore adombrante che si centralizza nella forma del loto dai mille petali e la vibrazione costantemente crescente dei centri o loti del cuore e della gola.  A loro volta questi due centri rispondono alle energie che vengono innalzate dai centri sotto il diaframma.

In secondo luogo, anche il centro fra le sopracciglia comincia a far sentire la sua presenza e questo importante loto a due petali comincia a vibrare. Esso simboleggia l’opera di unificazione dell’anima con la personalità, del soggettivo con l’oggettivo.

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L’Intelligenza suprema, il Sé, “assiso sul trono fra le sopracciglia” e guidato dalla luce nella testa sarà desto agli interessi dell’anima e vigile quanto la coscienza dell’uomo egocentrico comune. Al ritmo della sua vita divina, cooperando coscientemente con il Piano e facendo uso della Volontà, il discepolo in incarnazione opererà come agente della sua anima nei tre mondi.

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Il centro fra le sopracciglia, comunemente detto terzo occhio, ha una funzione unica e peculiare.  Come ho già messo in evidenza altrove gli studenti non devono confondere la ghiandola pineale con il terzo occhio. Essi sono connessi fra loro, ma non sono la stessa cosa.

Nella Dottrina Segreta sono apparentemente considerati come identici, mentre non lo sono in alcun modo, e il lettore superficiale potrebbe facilmente confonderli.  H.P.B.  lo sapeva, ma l’apparente confusione fu permessa fintanto che non vi fosse una migliore comprensione della natura eterica delle forme. Il terzo occhio si manifesta per effetto dell’interazione fra le forze dell’anima, operanti attraverso la ghiandola pineale, e le forze della personalità, operanti attraverso il corpo pituitario. Queste forze, le une positive e le altre negative, hanno un influsso reciproco e quando sono abbastanza potenti producono la luce nella testa. Come l’occhio fisico si manifestò in risposta alla luce del sole, così l’occhio spirituale si manifesta in risposta alla luce del sole spirituale. Evolvendo, l’aspirante diviene consapevole della luce del sole spiritua-

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le. Mi riferisco alla luce presente in tutte le forme, velata da tutti gli involucri e tutte le espressioni della vita divina, e non soltanto alla luce insita nell’aspirante stesso.  Con l’accrescersi della sua consapevolezza di questa luce, il suo strumento di visione si sviluppa e nel suo corpo eterico si manifesta il meccanismo che gli consente di vedere le cose alla luce spirituale. È l’occhio di Shiva, che viene pienamente utilizzato nel lavoro magico solo quando l’aspetto monadico o aspetto volontà governa.

Per mezzo del terzo occhio l’anima svolge tre funzioni:

1. È l’occhio della visione.  Permette all’uomo spirituale di vedere dietro le forme di tutti gli aspetti dell’espressione divina, di divenire consapevole della luce del mondo ed entrare in contatto con l’anima insita nelle forme. Come l’occhio fisico registra le forme, così l’occhio spirituale percepisce l’illuminazione entro le forme la cui “illuminazione” indica uno specifico stato d’essere. Esso rivela il mondo della radianza.

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Vedere la luce insita nelle forme mediante il terzo occhio (risvegliato dalla realizzazione della luce nella testa, la luce spirituale) non è che la corrispondenza dell’occhio fisico, che rivela le forme alla luce del sole fisico e corrisponde alla personalità.

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1. L’anima è entrata in comunicazione con il suo strumento nei tre mondi.

2. L’uomo sul piano fisico riconosce il contatto e la luce nella testa risplende, a volte riconosciuta dall’aspirante, a volte non riconosciuta.

Tutto ciò può essere espresso e compreso anche dal punto di vista dei centri. Come tutti gli studenti sanno, nella testa vi sono due centri. L’uno si trova fra le sopracciglia e la sua manifestazione oggettiva è il corpo pituitario. L’altro si trova nella zona al sommo del capo e la ghiandola pineale ne è l’aspetto concreto. La coscienza del mistico puro è centrata al sommo della testa, quasi completamente nel corpo eterico.  La coscienza dell’uomo di mondo avanzato è centrata nella regione pituitaria. Quando, grazie allo sviluppo occulto e alla conoscenza esoterica, si stabilisce un rapporto fra personalità e anima, viene a crearsi un punto intermedio al centro della testa, nel campo magnetico detto “luce nella testa”, ed è qui che si stabilisce l’aspirante. È un punto d’importanza vitale. Non è né terra o fisico, né acqua o emotivo. Potrebbe essere considerato il corpo eterico o vitale che è divenuto il campo di servizio cosciente, del dominio guidato, dell’uso della forza a fini specifici.

                                                                                                    

Nota

1 - L'originale Prima edizione inglese di A TREATISE ON WHITE MAGIC di Alice Bailey del 1934 è introvabile. Allo stesso modo tutte le sue altre opere autentiche.

Le successive edizioni e le loro traduzioni sono state acquisite dal governo vaticano e sono state "cristianizzate" nei loro contenuti. Nonostante la mistificazione cattolica dei contenuti in alcuni punti dei testi della Bailey è possibile trarre informazioni preziosissime e di sicura interpretazione per lo studioso o il lettore interessato poiché la mole di libri che fanno riferimento alla stessa Scienza Segreta o Dottrina Segreta e che furono trascritti precedentemente da Helena Petrovna Blavatsky potranno confermare le informazioni incluse in opere della Bailey provenienti dalla stessa fonte: la società dei Mahatma.

Approfondimenti

Le lettere dei Mahatma M. e K.H. ad A.P. Sinnett

http://www.cieliparalleli.com/Costume/le-lettere-dei-mahatma-ad-alfred-percy-sinnett-dai-mahatma-m-a-k-h-di-at-barker.html

Estratti in Trattato di Magia Bianca sulla natura della forma pensiero

http://www.cieliparalleli.com/Costume/estratti-in-trattato-di-magia-bianca-relazioni-tra-la-terza-e-la-quarta-dimensione.html

 

 

 

 

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