Le ragioni per l'astensione ai referendum del 12 e 13 giugno. Ricerche e produzione alla cura di Valerio Curti.


7 giugno 2011

Ecco cosa c’è davvero in ballo nei referendum in arrivo

 

Indice

RIFERIMENTI LEGISLATIVI                                                                                                    3

REFERENDUM 1 - ABROGATIVO                                                                                          4

Ipotesi .................................................................................................................................................. 4
Articolo da abrogare
.............................................................................................................................. 4
Esposizione dei fatti
............................................................................................................................. 7
Conclusioni
........................................................................................................................................ 10
Links
................................................................................................................................................... 10

REFERENDUM 2 - ABROGATIVO                                                                                        12

Ipotesi ................................................................................................................................................ 12
Articolo da abrogare
............................................................................................................................ 12
Esposizione dei fatti
........................................................................................................................... 12
Conclusioni
........................................................................................................................................ 16
Links
................................................................................................................................................... 17

REFERENDUM 3 - ABROGATIVO                                                                                        19

Ipotesi ................................................................................................................................................ 19
Articolo da abrogare ............................................................................................................................ 19
Esposizione dei fatti
........................................................................................................................... 20
Conclusioni
........................................................................................................................................ 21
Links
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REFERENDUM 4 - ABROGATIVO                                                                                        23

Ipotesi ................................................................................................................................................ 23
Articolo da abrogare ............................................................................................................................ 23
Esposizione dei fatti
........................................................................................................................... 24
Conclusioni
........................................................................................................................................ 25
Links
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Riferimenti legislativi

Italiani

  • L. 05 gennaio 1993, n. 36 - “Disposizioni in materia di risorse idriche”;
  • L. 03 giugno 1999, n. 157 - “Norme in materia di rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e referendarie”;
  • D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 - “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”;
  • D.lgs. 03 aprile 2006, n. 152 - “Norme in materia ambientale”;
  • D.L. 25 giugno 2008, n. 112 - “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”;
  • L. 06 agosto 2008, n. 133 - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”;
  • L. 23 luglio 2009, n. 99 - “Disposizioni per lo sviluppo e la internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”;
  • D.L. 25 settembre 2009, n. 135 - “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”;
  • L. 20 novembre 2009, n. 166 - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunita' europee”;
  • L. 7 aprile 2010, n. 51, recante "Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza";
  • D.L. 31 marzo 2011, n. 34 - “Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonche' per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo.”
  • L. 26 maggio 2011 , n. 75 - ”Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo.”

Giurisprudenza

  • Sentenza n. 325/2010 della Corte Costituzionale;

Europei

  • Trattato del 25.03.1957 - “Trattato di Roma”;
  • Regolamento 17/62/CE del 13.03.1962 - “Regolamento antitrust”;
  • Regolamento 4064/89/CEE del 21.09.1990 - “Regolamento comunitario sulle concentrazioni”;
  • Regolamento 1/03/CE del 16.12.2002 -“ Nuovo regolamento comunitario antitrust”;
  • Regolamento 139/04/CE del 20.01.2004 - “Nuovo regolamento comunitario sulle concentrazioni”;


 

Referendum 1 - abrogativo

(Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione parziale di norma)

« Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale? »

 

Ipotesi:

Il primo quesito chiede l’abrogazione della legge Ronchi, nelle sole parti in cui essa obbliga l’affidamento tramite gara per tutti i servizi pubblici locali o, in alternativa, consente di mantenere gli affidamenti in essere a patto che la società in-house individui, attraverso una procedura a evidenza pubblica, un socio industriale, peraltro se come dichiarato dai promotori referendari si fosse davvero inteso colpire la partecipazione di società privata bisognava proporre l’abrogazione della sola lettera a) del comma 2  (che permette l’affidamento per intero ai privati della gestione dei servizi) ed eventualmente la lettera b).

La sforbiciata di tutto l’art 23-bis suona invece tanto come il disperato ultimo tentativo delle caste politiche di mantenere e le baronie e le stesse lobbies politiche incistate negli enti, di negare nei fatti la pubblica proprietà della rete così come invece sancita nella stessa legge Ronchi, ed infine di porre le condizioni per vendere tutto alle multinazionali così come già successo con precedenti privatizzazioni di stampo europeo.

 

Articolo da abrogare:

Art. 23-bis. “Servizi pubblici locali di rilevanza economica” [1]

1. Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili. Sono fatte salve le disposizioni del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, e dell’articolo 46-bis del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, in materia di distribuzione di gas naturale, le disposizioni del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e della legge 23 agosto 2004, n. 239, in materia di distribuzione di energia elettrica, nonché quelle del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, relativamente alla disciplina del trasporto ferroviario regionale. Gli ambiti territoriali minimi di cui al comma 2 del citato articolo 46-bis sono determinati dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per i rapporti con le regioni, sentite la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, tenendo anche conto delle interconnessioni degli impianti di distribuzione e con riferimento alle specificità territoriali e al numero dei clienti finali. In ogni caso l’ambito non può essere inferiore al territorio comunale. [2]     
2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria:

a) a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità;

b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento. [3]

3. In deroga alle modalità di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l'affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico, partecipata dall'ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall'ordinamento comunitario per la gestione cosiddetta “in house” e, comunque, nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla società e di prevalenza dell'attività svolta dalla stessa con l'ente o gli enti pubblici che la controllano. 3

4. Nei casi di cui al comma 3, l'ente affidante deve dare adeguata pubblicità alla scelta, motivandola in base ad un'analisi del mercato e contestualmente trasmettere una relazione contenente gli esiti della predetta verifica all'Autorità garante della concorrenza e del mercato per l'espressione di un parere preventivo, da rendere entro sessanta giorni dalla ricezione della predetta relazione. Decorso il termine, il parere, se non reso, si intende espresso in senso favorevole. 3

4-bis. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in forza dell'autonomia organizzativa e funzionale attribuita dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni, individua, con propria delibera, le soglie oltre le quali gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell'espressione del parere di cui al comma 4. [4]

5. Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.

6. E' consentito l’affidamento simultaneo con gara di una pluralità di servizi pubblici locali nei casi in cui possa essere dimostrato che tale scelta sia economicamente vantaggiosa. In questo caso la durata dell’affidamento, unica per tutti i servizi, non può essere superiore alla media calcolata sulla base della durata degli affidamenti indicata dalle discipline di settore.

7. Le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze e d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, possono definire, nel rispetto delle normative settoriali, i bacini di gara per i diversi servizi, in maniera da consentire lo sfruttamento delle economie di scala e di scopo e favorire una maggiore efficienza ed efficacia nell’espletamento dei servizi, nonché l’integrazione di servizi a domanda debole nel quadro di servizi più redditizi, garantendo il raggiungimento della dimensione minima efficiente a livello di impianto per più soggetti gestori e la copertura degli obblighi di servizio universale.

8. Il regime transitorio degli affidamenti non conformi a quanto stabilito ai commi 2 e 3 è il seguente:

a) le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008 affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta “in house” cessano, improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;

b) le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;

c) le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio;

d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2012; ove siffatta condizione non si verifichi, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31

dicembre 2012;

e) le gestioni affidate che non rientrano nei casi di cui alle lettere da a) a d) cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante. [5]

9. Le società, le loro controllate, controllanti e controllate da una medesima controllante, anche non appartenenti a Stati membri dell'Unione europea, che, in Italia o all'estero, gestiscono di fatto o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o per contratto servizi pubblici locali in virtù di affidamento diretto, di una procedura non ad evidenza pubblica ovvero ai sensi del comma 2, lettera b), nonché i soggetti cui è affidata la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali, qualora separata dall'attività di erogazione dei servizi, non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti territoriali diversi, né svolgere servizi o attività per altri enti pubblici o privati, né direttamente, né tramite loro controllanti o altre società che siano da essi controllate o partecipate, né partecipando a gare. Il divieto di cui al primo periodo opera per tutta la durata della gestione e non si applica alle società quotate in mercati regolamentati. I soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali possono comunque concorrere alla prima gara svolta per l'affidamento, mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica, dello specifico servizio già a loro affidato. 5

10. ll Governo, su proposta del Ministro per i rapporti con le regioni ed entro il 31 dicembre 2009, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, nonché le competenti Commissioni parlamentari, adotta uno o più regolamenti, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, al fine di: [6]

a) prevedere l’assoggettamento dei soggetti affidatari cosiddetti in house di servizi pubblici locali al patto di stabilità interno, tenendo conto delle scadenze fissate al comma 8, e l’osservanza da parte delle società in house e delle società a partecipazione mista pubblica e privata di procedure ad evidenza pubblica per l’acquisto di beni e servizi e l’assunzione di personale; [7]

b) prevedere, in attuazione dei principi di proporzionalità e di adeguatezza di cui all’articolo 118 della Costituzione, che i comuni con un limitato numero di residenti possano svolgere le funzioni relative alla gestione dei servizi pubblici locali in forma associata;

c) prevedere una netta distinzione tra le funzioni di regolazione e le funzioni di gestione dei servizi pubblici locali, anche attraverso la revisione della disciplina sulle incompatibilità;

d) armonizzare la nuova disciplina e quella di settore applicabile ai diversi servizi pubblici locali, individuando le norme applicabili in via generale per l’affidamento di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonché in materia di acqua;

[e) disciplinare, per i settori diversi da quello idrico, fermo restando il limite massimo stabilito dall’ordinamento di ciascun settore per la cessazione degli affidamenti effettuati con procedure diverse dall’evidenza pubblica o da quella di cui al comma 3, la fase transitoria, ai fini del progressivo allineamento delle gestioni in essere alle disposizioni di cui al presente articolo, prevedendo tempi differenziati e che gli affidamenti di retti in essere debbano cessare alla scadenza, con esclusione di ogni proroga o rinnovo;[8]]

f) prevedere l’applicazione del principio di reciprocità ai fini dell’ammissione alle gare di imprese estere;

g) limitare, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale e razionalità economica, i casi di gestione in regime d’esclusiva dei servizi pubblici locali, liberalizzando le altre attività economiche di prestazione di servizi di interesse generale in ambito locale compatibili con le garanzie di universalità ed accessibilità del servizio pubblico locale;

h) prevedere nella disciplina degli affidamenti idonee forme di ammortamento degli investimenti e una durata degli affidamenti strettamente proporzionale e mai superiore ai tempi di recupero degli investimenti;

i) disciplinare, in ogni caso di subentro, la cessione dei beni, di proprietà del precedente gestore, necessari per la prosecuzione del servizio;

l) prevedere adeguati strumenti di tutela non giurisdizionale anche con riguardo agli utenti dei servizi;

m) individuare espressamente le norme abrogate ai sensi del presente articolo.

11. L’articolo 113 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, è abrogato nelle parti incompatibili con le disposizioni di cui al presente articolo.

12. Restano salve le procedure di affidamento già avviate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

 

 

Esposizione dei fatti:

1.      Falsità intrinseca delle dichiarazioni, truffa dei cittadini mediante mendaci dichiarazioni e terrorismo psicologico;

Vedasi: - Relazione ai quesiti referendari a firma di G. Azzariti, G. Ferrara, A. Lucarelli, U. Mattei e S. Rodotà;           
- Siti internet dei comitati referendari;            
- Dichiarazioni su Blogs, Newsgroups, SocialNetworks, Wikipedia, da parte degli stessi;     
- Dichiarazioni mediatiche di rappresentanti politici (con i limiti dati dall’espressione delle ideologie politiche) ma senza prescindere da dichiarazioni truffaldine.

2.      Se questo quesito venisse approvato sarebbe eliminata la normativa che disciplina gli affidamenti del Servizio Idrico attualmente in vigore. In particolare sarebbe eliminato l’obbligo per le aziende “in house” di mettere in vendita almeno una quota minoritaria delle proprie azioni a soci operativi, mediante procedura di evidenza pubblica, al fine di salvaguardare i contratti di servizio attualmente in essere fino alla loro scadenza naturale;

Vedasi: Richiesta di Abrogazione 23-bis versus Abrogazione delle sole lettera a) ed ev. B) del comma 2 qualora davvero si fosse inteso eliminare tutte le possibilità di privatizzazione del servizio idrico (sempre relativamente alla sola gestione...)

3.      Ex post verrebbe negato quanto già deciso dalla Corte Costituzionale che peraltro si è già espressa in modo univoco accettando talune eccezioni Governative e Comunitarie, abrogando articoli di legge, ed escludendo i ricorsi da parte degli stessi proponenti i referendums / dichiarando illegittime leggi regionali;

Vedasi: Giurisprudenza ed interpretazioni dottrinarie ed in particolare:
“Servizi pubblici locali - Sentenza della Corte Costituzionale n. 325/2010”
a cura di CARLO RAPICAVOLI
Direttore Generale e Dirigente del Settore Ambiente e Pianificazione Territoriale della Provincia di Treviso

4.      La contrarietà, dei votanti per il Sì, alla garanzia che le Reti siano e rimangano pubbliche così come espressa dalla volontà di abrogare anche la pubblicità delle stesse sancita espressamente dal comma 5 dell’art. 23 bis;

Vedasi: - Legge Galli (L. 36/1994) 1.1. “Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà;
- comma 5 dell’art. 23-bis: “5. Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati;”.

5.      Volta abrogato suddetto articolo, l’intera responsabilità / gestione delle reti locali, ricadrebbe in capo allo Stato;

Vedasi: - Relazione ai quesiti referendari a firma di G. Azzariti, G. Ferrara, A. Lucarelli, U. Mattei e S. Rodotà con riferimento agli Artt. 113 e 114 TUEL / 2000: anarchia conseguente alla mancata definizione delle modalità di affidamento, e le problematiche di affidamento in house, “proprio quelle gestioni che hanno generato un peggioramento del servizio, un aumento delle tariffe ed una netta riduzione degli investimenti di natura infrastrutturale [SIC]”.

6.      Per imposizione europea sulla concorrenza nei servizi, saremmo costretti a rimettere sul mercato quanto appena statalizzato, ma poiché saremmo ormai orfani di normativa sulle modalità di privatizzazione e sulla proprietà delle reti che sia coerente, chiara e univoca stanti le sforbiciate a casaccio (art. 23-bis abrogato, mancata abrogazione dell’art. 150 del d.lgs. n. 152 del 2006);

Vedasi: corpus normativo comunitario relativo alle norme antitrust e sulle concentrazioni. Dato che il modello ricercato sarebbe una enorme realtà aziendale nazionale e statalizzata, avremmo una concentrazione monopolistica, quindi un moloch nemico di tutti i regolamenti e trattati comunitari.

               A fronte di un esproprio dei comuni virtuosi, ad esclusivo vantaggio di quelli che hanno gestito le risorse idriche rubando, scialacquando e riducendo le proprie reti idriche dei colabrodo, un azienda statale cocktail di perle e realtà canaglia assumerebbe sicuramente un valore di smercio paragonabile a quelli di Enel, Telecom, Alitalia, etc...

7.      La volontà dei promotori referendari è quella di interferire con tutti i servizi pubblici quali la gestione dei rifiuti e il trasporto pubblico, la legge in questione esclude solo i servizi di gas naturale, energia elettrica e il trasporto regionale ferroviario;

Evidente dalla scelta di abrogare completamente tutto l’art. 23-bis compreso il suo primo comma. Stante la cassazione del secondo quesito referendario iniziale, risulta impossibile tornare a situazioni precedenti organiche, lasciando tutti i servizi pubblici in un vuoto legislativo pauroso.

8.      Esclusivo interesse dei promotori referendari è il raggiungimento del quorum, che grazie all’Art. 1 comma 4 della legge 03 giugno 1999, n. 157 consentirebbe loro di vedersi “rimborsare” 260.000 € per il solo referendum in questione, con un numero di votanti pari a 500.000;

Evidente dal continuo richiamo dei referendari al raggiungimento del quorum, che stante la assoluta falsificazione degli obiettivi iniziali del referendum, comporterebbe soltanto un risultato zoppo e assolutamente contrario alla dichiarazione di intenti dei promotori. Anziché annullare i referendum, anziché proporne una modifica, anziché prendere atto delle mutate circostanze, l’ostinazione al raggiungimento del quorum e la pubblicità pro Sì, con tutte le problematiche del caso è assolutamente sospetta.

9.      Volontà di reintroduzione / mantenimento degli attuali veti trasversali ed incrociati delle lobby locali, mancanza di investimenti / manutenzioni / ricostruzioni / adeguamenti degli impianti esistenti con conseguente interesse privato e turbativa di servizio essenziale da parte di mafie varie;

Evidente dal voler reintrodurre un sistema basato su artt. del TUEL/2000 che nelle stesse parole dei referendari “hanno generato un peggioramento del servizio, un aumento delle tariffe ed una netta riduzione degli investimenti di natura infrastrutturale [SIC]”.

Evidente dal fatto che mentre l’attuale legislazione demanda alle Regioni compiti che in base alla Costituzione spettano alle Regioni, se vincessero i Sì, verrebbe concentrato tutto il patrimonio di società idriche, nelle mani dello Stato, in contrasto con la Costituzione e a danno delle Regioni e dei Comuni (in particolare).

Ecco quindi che si assisterebbe ad un colpo di spugna nei confronti di quelle Regioni che hanno assetato i propri cittadini, che improvvisamente non risponderanno più delle loro malefatte.

Conclusioni:

Essendo venuto a mancare il vecchio quesito referendario numero due che riteneva abrogare anche l’art. 150 del d.lgs. n. 152 del 2006, (articolo (seppur norma di carattere speciale) al momento abrogato implicitamente dall’art. 23 bis, ma che rivivrebbe dal momento della sola abrogazione dell’art. 23 bis) ecco quindi che l’affermazione seguente, fatta dai sottoscrittori la Relazione ai quesiti referendari, risulta pienamente verificata: “In estrema sintesi, presentarsi dinanzi al corpo elettorale, attraverso il referendum abrogativo, per chiedere la ripubblicizzazione dell’acqua, senza chiedere l’abrogazione dei modelli di gestione privatistica, sarebbe una truffa nei confronti dei cittadini [SIC]. Quindi l’abrogazione dell’art. 23 bis, in merito alla gestione delle risorse idriche, avrebbe quale unico obiettivo di riequilibrare il rapporto tra i tre modelli di gestione, lasciando inalterato il processo di privatizzazione in corso. La presentazione del solo quesito referendario relativo all’art. 23 bis, risulterebbe dunque necessaria, ma non sufficiente a ripristinare in Italia il governo pubblico dell’acqua, non vi sarebbe un’assoluta congruità del mezzo al fine, tra l’intento chiaramente percepibile dalla formulazione del quesito e l’idoneità dell’abrogazione referendaria alla sua realizzazione.”

Infatti il risultato del referendum in senso positivo porterebbe ad una truffa bella e buona tesa da un lato alla ripubblicizzazione dell’acqua (che verrebbe immediatamente sanzionata dalla UE in quanto contraria alle norme antitrust) ma essendo le sforbiciate apportate alla legislazione vigente insufficienti a ripristinare completamente il governo pubblico dell’acqua, la reintroduzione grazie al disposto combinato degli art. 113 e 114 TULP 267/2000 porterebbe alla reistituzione di “proprio quelle gestioni che hanno generato un peggioramento del servizio, un aumento delle tariffe ed una netta riduzione degli investimenti di natura infrastrutturale”.

Ecco quindi, che stanti gli inviti da parte dei promotori referendari a raggiungere comunque il quorum, stante il risultato zoppo che si conseguirebbe anche in caso di plebiscito, (ma che andrebbe assolutamente contro e alle norme comunitarie, e alle legittime istanze dei cittadini e auspicabili nelle attuali condizioni del paese), risulterebbe verificato soltanto il rimborso economico ai promotori referendari, ex art.1 comma 4 della L. 03 giugno 1999, n. 157.

Considerando gli inutili ed eccessivi costi per lo svolgimento dei referendum e l’ulteriore balzello dei rimborsi, stanti i risultati truffaldini che si otterrebbero da questa consultazione (così come scritto dagli stessi promotori), se da un lato uno sperpero di denaro pubblico, verrebbe aggravato dal mettere la Repubblica Italiana in una situazione di lesa nazione ed infrazione europea (con ulteriori costi) per aver contravvenuto normative antitrust comunitarie , dall’altro assisteremmo ad un alto tradimento dello Stato e dei suoi Cittadini, grazie ad ulteriori aggravii sia economici, sia di prestigio, sia di credibilità, sia, infine di libertà, dovuti alla successiva svendita di un Patrimonio Nazionale a gruppi di potere internazionali.

Links:

http://www.governo.it/backoffice/allegati/60949-6391.pdf
“Corte Costituzionale - Sentenza n. 325 - Anno 2010”

http://www.ibcommuns.org/it/index.php?option=com_content&view=article&id=55:alberto-lucarelli-prime-considerazioni-sulla-sentenza-n-325-2010-della-corte-costituzionale-&catid=1:latest-news&Itemid=50
“Parere - Le primissime considerazioni a margine della sentenza n. 325 del 2010”

http://www.gruppo183.org/public/file/Relazione%20ai%20quesiti%20referendari.pdf
“Invertire la rotta - Per un governo pubblico dell’acqua - Relazione introduttiva ai quesiti referendari”

http://www.maremmanews.tv/it/index.php?option=com_content&view=article&id=11495%3Aacqua-bene-comune-ecco-cosa-ce-da-sapere&catid=41%3Aattualita&Itemid=55
“Acqua bene comune, “ecco cosa c'è da sapere””

http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/17165/sullacqua-circolano-troppe-inesattezze
“Sull'acqua circolano troppe inesattezze”

http://www.ambientediritto.it/dottrina/Dottrina_2010/sentenza_corte_cost_325_2010_rapicavoli.htm#*
“Servizi pubblici locali - Sentenza della Corte Costituzionale n. 325/2010”

http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_148_Ceffalo.pdf
“Acqua libera? Sì, ma fino a un certo punto”

http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/PP/IBL_PP_09_Lanzillotta.pdf
“Ddl Lanzillotta: liberalizzazioni, il minimo sindacale”

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10346
“Referendum: che fare? - Le posizioni dell’Istituto Bruno Leoni”

http://www.palmerini.net/blog/2011/05/31/referendum-truffa-lacqua-non-e-stata-privatizzata-e-con-il-si-potranno-farlo/
“Referendum TRUFFA: l’acqua NON e’ stata privatizzata , se vince il SI’ potranno farlo!”

http://www.ilfoglio.it/soloqui/9117
“Ecco cosa c’è in ballo nei referendum in arrivo”

http://www.ilfoglio.it/soloqui/9125
“Il fantasma dell’acqua privata”

http://www.facebook.com/event.php?eid=229601823718906
“Votare al referéndum ENTRO MEZZOGIORNO (Leggi perché!)”

Referendum 2 - abrogativo

(Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma)

« Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito"? »

Ipotesi:

Il secondo quesito chiede invece di cancellare la “remunerazione del capitale investito” dalle voci di costo che vanno a costituire la bolletta, un principio sancito dalla legge Galli del 1994 e confermato da tutte le modificazioni successive (l’ultima delle quali, su cui incide il referendum, risalente al codice ambiente del 2006).

Considerando che come dichiarato dai promotori referendari l’intenzione sarebbe quella di finanziare gli investimenti dell’ordine di almeno 64 miliardi di euro con fondi statali al fine di raggiungere gli standard europei, tappare le falle e realizzare i depuratori dove non esistono o sono obsoleti...

Considerando che i referendari ignorano o fingono di ignorare proprietà delle reti, tariffe italiane tra le più basse in europa, l’aspetto regolatorio che sarebbe intoccato, ecco che rifiutarsi di risolvere i problemi equivale o a spostare il costo sulle generazioni future, o accettare un costo ambientale (sotto forma di stress idrico o di inquinamento) in luogo di uno economico. Che tutto questo nasca da un movimento che si dichiara ecologista è solo la parte più folkloristica del paradosso.

 

Articolo da abrogare:

Art. 154 comma 1. “Tariffa del servizio idrico integrato” limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?

1. La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed e' determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonche' di una quota parte dei costi di funzionamento dell'Autorità d'ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga". Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo.

 

Esposizione dei fatti:

1.      Falsità intrinseca delle dichiarazioni, truffa dei cittadini mediante mendaci dichiarazioni e terrorismo psicologico;

Vedasi: - Relazione ai quesiti referendari a firma di G. Azzariti, G. Ferrara, A. Lucarelli, U. Mattei e S. Rodotà;           
- Siti internet dei comitati referendari;            
- Dichiarazioni su Blogs, Newsgroups, SocialNetworks, Wikipedia, da parte degli stessi;     
- Dichiarazioni mediatiche di rappresentanti politici (con i limiti dati dall’espressione delle ideologie politiche) ma senza prescindere da dichiarazioni truffaldine.

2.      Se questo quesito venisse approvato sarebbe eliminata la dicitura “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” dalle voci di costo che possono essere trasferite in tariffa. In sostanza, poichè i capitali costano, gli investimenti nell’intero ciclo dell’acqua (dalla captazione alla depurazione) sarebbero coperti solo parzialmente dalla tariffa, e per il resto dalle finanze pubbliche locali (tasse o debito pubblico).;

Vedasi: - Relazione ai quesiti referendari a firma di G. Azzariti, G. Ferrara, A. Lucarelli, U. Mattei e S. Rodotà;          
- Siti internet dei comitati referendari;           
- Dichiarazioni su Blogs, Newsgroups, SocialNetworks, Wikipedia, da parte degli stessi;    
- Dichiarazioni mediatiche di rappresentanti politici (con i limiti dati dall’espressione delle ideologie politiche) ma senza prescindere da dichiarazioni truffaldine.       
In particolare: “E’ evidente che i forti aumenti tariffari, registrati negli ultimi anni, non consentono ai gestori di ottenere altri aumenti tariffari per recuperare la quota di capitali non anticipata dalle banche private, poiché questi ulteriori aumenti renderebbero evidente a tutti il fallimento della nuova legge. Stante il debito statale non più dilatabile, comunque la soluzione c'è: affidarsi al settore bancario pubblico, che gira agli Enti pubblici locali i depositi sui buoni fruttiferi postali (vedi la Cassa Depositi e Prestiti, che sta finanziando il Ponte sullo stretto di Messina) o altre forme di investimento pubblico a costo zero per lo Stato, come il prestito irredimibile. [SIC]”

3.      A fronte della verificata impossibilità di ottenere finanziamenti privati, stante l’assoluto degrado, arretratezza e sfacelo delle reti idriche pubbliche, date in gestione a società private da amministratori responsabili e colpevoli di tali indegni degradi, l’idea geniale dei referendari è quella di tornare a dare contributi pubblici a cascata nonostante i divieti comunitari, facendo ricadere oneri e responsabilità sia sulle aziende private che sui Cittadini;

Vedasi: - Relazione ai quesiti referendari a firma di G. Azzariti, G. Ferrara, A. Lucarelli, U. Mattei e S. Rodotà;          
- Siti internet dei comitati referendari;           
- Dichiarazioni su Blogs, Newsgroups, SocialNetworks, Wikipedia, da parte degli stessi;    
- Dichiarazioni mediatiche di rappresentanti politici (con i limiti dati dall’espressione delle ideologie politiche) ma senza prescindere da dichiarazioni truffaldine.       
In particolare: “Questi i dati: nel primo triennio analizzato, gli investimenti realizzati sono stati solo il 49% di quelli previsti dai Piani di Ambito, mentre nel triennio successivo (2007-2009), sono stati realizzati solo il 56% dei previsti. Si registra questo fallimento, nonostante che sia stato assicurato ai soggetti privati, gestori dei servizi idrici, un rendimento al capitale pari al 7% netto, che rappresenta una vera e propria rendita parassitaria [SIC], in quanto un interesse così elevato non si giustifica in nessun modo, per l’assenza completa dei rischi. I motivi del fallimento sono relativi alla qualità e tipologia degli investimenti, necessariamente legati a tempi lunghi: la durata media dei Piani di Ambito è di ben 22 anni con investimenti previsti che, per il 57%, riguardano nuove infrastrutture [SIC] e, per il 37%, la manutenzione straordinaria [SIC]; cioè, ben il 94% [SIC] degli investimenti ha tempi lunghi (20-40 anni) di ritorno dei capitali investiti. Questo è il punto, tutte le banche private normalmente non finanziano investimenti con piani di ammortamento così lunghi. Perciò, quello dei servizi idrici è uno dei servizi collettivi che non può essere affidato al credito privato. Quindi, il fallimento è dovuto alla illusione neoliberista che sia possibile ricorrere all’auto finanziamento dei soggetti privati, lautamente ricompensati, per coprire gli investimenti necessari. L’autofinanziamento dei Piani di Ambito ha coperto in realtà solo il 55% degli investimenti e il debito bancario, previsto pari al 23 % degli investimenti, si è ridotto in realtà a solo il 14%. La conseguenza è che si continua a perdere in Italia il 30% delle acque immesse nelle reti e non si fanno i depuratori necessari [SIC]”

3.      Ancora una volta si tornerebbe ad un sistema pre 1994, vanificando anni ed anni di giurisprudenza, di leggi italiane e comunitarie, di pratiche ottimali da parte di Comuni virtuosi versus pratiche fallimentari da parte di Comuni canaglia; ancora una volta i Cottadini indiscriminatamente andrebbero a pagare la mala gestione, le ruberie, gli sprechi, le mancate manutenzioni, gli inquinamenti dovuti ad altri;

Giacchè ci si trova in condizione di dover spendere il 94% di circa 64 miliardi di euro per poter raggiungere gli standard europei, tappare le falle e realizzare i depuratori dove non esistono o sono obsoleti, ciò significa che la gestione passata (PUBBLICA) non ha assolto la sua funzione di risoluzione di problemi e di impiego di risorse pubbliche per mantenere l’acqua pubblica disponibile e fruibile per le generazioni future, ci si domanda che cosa si ritenga di ottenere tornando alla stessa situazione fallimentare di prima, con gli stessi fondi che fino all’altro giorno sono stati sperperati, da parte degli stessi gestori svincolati da responsabilità personali e patrimoniali...

4.      Volta abrogato suddetto articolo, l’intera responsabilità economica delle reti locali, ricadrebbe in capo allo Stato;

Vedasi: - Relazione ai quesiti referendari a firma di G. Azzariti, G. Ferrara, A. Lucarelli, U. Mattei e S. Rodotà con riferimento alle modalità di affidamento in house, “proprio quelle gestioni che hanno generato un peggioramento del servizio, un aumento delle tariffe ed una netta riduzione degli investimenti di natura infrastrutturale [SIC]”.

5.      Impunibilità dei responsabili, ennesima truffa ai danni dei cittadini, ennesimo sperpero di denaro pubblico;

Vedasi: A fronte di un esproprio delle società di gestione, inserimento di realtà virtuose assieme a realtà canaglia in un unico calderone, impossibilità di responsabilizzare sia gli amministratori che i soci privati, impossibilità di evidenziare le situazioni truffaldine ed unico risultato di ripianare a pioggia tutte le falle del sistema, rendendo assolutamente impossibile il ritorno alla normalità... In seguito all’obbligo di vendita dovuto infrazione comunitaria, ulteriori costi per il pagamento delle multe, ulteriori perdite dovute alla svendita della azienda idrica di stato.

6.      Confusione più o meno deliberata tra “privato” e “profitto” espressa chiaramente nella frase “un rendimento al capitale pari al 7% netto, che rappresenta una vera e propria rendita parassitaria” come se “guadagnare sull’acqua” fosse immorale;

Il fatto è che qui non si tratta di rendita parassitaria o svendita delle indulgenze: la “privatizzazione” non è il cavallo di Troia del profitto, ma lo strumento per attirare imprese specializzate. In presenza di una buona regolazione, la capacità di fare profitti è indice anzitutto di efficienza, e quindi dello sforzo di mantenere bassi i costi operativi (e magari ridurli). Inoltre, profitti “troppo alti” sono chiaramente visibili al regolatore, che può intervenire – nei modi e nei tempi opportuni – per riallineare la tariffa (attraverso il metodo del “price cap”). Viceversa, un’impresa pubblica formalmente in pareggio, in assenza della spada di Damocle della gara, potrebbe essere semplicemente spendacciona, e trasformare l’extraprofitto monopolistico – anziché in un luminoso attivo di bilancio – nell’elargizione opaca di commesse a fornitori amici o nel mantenimento di un organico sovradimensionato (ciò che gli economisti chiamano x-inefficiency)..

7.      Ancora una volta esclusivo interesse dei promotori referendari è il raggiungimento del quorum, che grazie all’Art. 1 comma 4 della legge 03 giugno 1999, n. 157 consentirebbe loro di vedersi “rimborsare” 260.000 € per il solo referendum in questione, con un numero di votanti pari a 500.000;

Evidente dal continuo richiamo dei referendari al raggiungimento del quorum, che stante la assoluta falsificazione degli obiettivi iniziali del referendum, comporterebbe soltanto un risultato zoppo e assolutamente contrario alla dichiarazione di intenti dei promotori. Anziché annullare i referendum, anziché proporne una modifica, anziché prendere atto delle mutate circostanze, l’ostinazione al raggiungimento del quorum e la pubblicità pro Sì, con tutte le problematiche del caso è assolutamente sospetta.

8.      Ancora una volta, volontà di reintroduzione / mantenimento degli attuali veti trasversali ed incrociati delle lobby locali, mancanza di investimenti / manutenzioni / ricostruzioni / adeguamenti degli impianti esistenti con conseguente interesse privato e turbativa di servizio essenziale da parte di mafie varie;

Evidente dal voler reintrodurre un sistema basato su artt. del TUEL/2000 che nelle stesse parole dei referendari “hanno generato un peggioramento del servizio, un aumento delle tariffe ed una netta riduzione degli investimenti di natura infrastrutturale [SIC]”.

Evidente dal fatto che mentre l’attuale legislazione demanda alle Regioni compiti che in base alla Costituzione spettano alle Regioni, se vincessero i Sì, verrebbe concentrato tutto il patrimonio di società idriche, nelle mani dello Stato, in contrasto con la Costituzione e a danno delle Regioni e dei Comuni (in particolare).

 

Conclusioni:

“La querelle sulla privatizzazione e sul rimborso dei capitali è pura aggressione ideologica e immotivata contro il privato. Invece dovrebbe essere ricerca pragmatica di soluzioni che funzionino, se non in modo perfetto, almeno in modo accettabile. La prima e più banale osservazione è che, poiché l’acqua è generalmente gestita dallo stato, l’insoddisfacente livello di copertura è indice della non sempre straordinaria efficienza degli enti pubblici e dei decisori politici. Perché un primo punto su cui bisogna mettersi d’accordo è questo: l’acqua non è un “bene pubblico” nel senso specifico che a questa espressione danno gli economisti, cioè un bene il cui consumo sia “non rivale” e “non escludibile” quale, per esempio, la difesa nazionale. Può essere un bene pubblico nel senso che è di proprietà dello stato: ma allora è mera evidenza descrittiva. Può essere un “bene comune”, qualunque cosa significhi, come dice Stefano Rodotà nell’esercizio un po’ funambolico di immaginare “una forma di gestione comune” (sì, ma gli investimenti chi li decide? E i costi chi li paga?). L’acqua può persino essere “un grande dono di Dio che non può essere trasformato in merce”, come ha scritto padre Alex Zanotelli, ma il buon Dio non ci ha dato potabilizzatori, pompe, condotte, stazioni di sollevamento, depuratori e quant’altro. Ci ha detto che, volendo la bicicletta, dobbiamo pedalare, e pedalare costa fatica – o, in questo caso, denaro. L’acqua è, insomma, un “bene economico”, cioè scarso, e questo vale a maggior ragione per la fornitura del servizio che noi, semplificando, chiamiamo il diritto all’acqua. Il Padreterno, insomma, ci ha dato il diritto di abbeverarci al fiume e pisciare nel mare, ma se vogliamo che l’acqua potabile esca dal rubinetto di casa e che i nostri liquami non scorrano lungo le strade (con tutte le conseguenti esternalità negative), dobbiamo rivolgerci agli uomini. Dai e dai, e anche grazie al sostegno di istituzioni quali la Banca mondiale e l’Ocse, si è così arrivati alla “privatizzazione”, ossia al coinvolgimento – in varie forme – di attori privati nella realizzazione e gestione (anche commerciale) delle infrastrutture idriche e fognarie. Coinvolgimento che, ovunque nel mondo, presuppone un forte e attivo ruolo pubblico di regolazione e sorveglianza, che forse è meno sexy ma che nasconde l’hic Rhodus, hic salta di qualunque ragionamento serio.Tutto ciò ha di per sé poco a che fare coi meccanismi tariffari. Si può affidare il servizio idrico a un privato oppure al pubblico, e praticare in entrambi i casi le politiche tariffarie più diverse. In generale, è buona prassi coprire la maggior parte dei costi (possibilmente tutti) con la tariffa, limitando al massimo i contributi in conto capitale da parte degli enti pubblici affidatari. Questo perché, da un lato, l’obbligo di soddisfare le spese coi ricavi “commerciali” è di per sé un incentivo a comportarsi bene; dall’altro perché, dal punto di vista redistributivo, è opportuno che chi consuma, paghi; dall’altro ancora perché far pagare un prezzo inferiore al necessario induce il consumatore allo spreco. Quali alternative sono possibili? Dice il referendario Corrado Oddi, intervistato da Luca Martinelli (autore anche di un intelligente pamphlet pro referendum, “L’acqua (non) è una merce”, Altreconomia, pp. 151, 12 euro): “Facciamo scendere in campo la finanza pubblica e la fiscalità generale”. Ma, in questo modo, si innescano distorsioni le più pervese. Antonio Massarutto, nel suo bel libro “Privati dell’acqua?” (Il Mulino, pp. 252, 16 euro), spiega che “se la tariffa non si fa carico di ricostituire il capitale iniziale, vuol dire che la generazione dei nonni e quella degli adulti omettono di pagare qualcosa, il cui costo ricadrà sui figli”. Infatti, l’infrastruttura idrica ha una vita tecnica molto lunga – a volte nell’ordine del secolo – ma nel frattempo deve essere manutenuta, e alla fine ricostruita. Sempre che gli investimenti vengano fatti: se si vuole impedire alla tariffa (o alla spesa pubblica) di crescere, basta non investire. Ma bisogna essere consapevoli delle conseguenze.”

E questo è l’effetto di pagamenti infrastrutturali effettuati esclusivamente con fondi pubblici, in situazione di emergenza dovuta ad una generazione di nonni e adulti che pur avendo pagato non si sono interessati di dove andassero a finire i propri soldi. Se questo quesito venisse approvato, quindi, verrebbe spostato sulla fiscalità generale dello Stato e sul bilancio degli enti locali, l’onere di investire 60 miliardi di euro nei prossimi venti anni per il miglioramento delle infrastrutture idriche nazionali. Ecco quindi, che stanti gli inviti da parte dei promotori referendari a raggiungere comunque il quorum, stante il risultato zoppo che si conseguirebbe anche in caso di plebiscito, (ma che andrebbe assolutamente contro e alle norme comunitarie, e alle legittime istanze dei cittadini e auspicabili nelle attuali condizioni del paese), risulterebbe verificato soltanto il rimborso economico ai promotori referendari, ex art.1 comma 4 della L. 03 giugno 1999, n. 157.

Considerando gli inutili ed eccessivi costi per lo svolgimento dei referendum e l’ulteriore balzello dei rimborsi, stanti i risultati truffaldini che si otterrebbero da questa consultazione (così come derivante dall’impiego di fondi pubblici per l’esecuzione tardiva di opere dovute senza poter responsabilizzare chi non ha compiuto il proprio dovere), se da un lato uno sperpero di denaro pubblico, verrebbe aggravato dal mettere la Repubblica Italiana in una situazione di lesa nazione ed infrazione europea (con ulteriori costi) per aver contravvenuto normative antitrust comunitarie , dall’altro assisteremmo ad un alto tradimento dello Stato e dei suoi Cittadini, grazie ad ulteriori aggravii sia economici, sia di prestigio, sia di credibilità, sia, infine di libertà, dovuti alla successiva svendita di un Patrimonio Nazionale a gruppi di potere internazionali.

Links:

http://www.governo.it/backoffice/allegati/60949-6391.pdf
“Corte Costituzionale - Sentenza n. 325 - Anno 2010”

http://www.ibcommuns.org/it/index.php?option=com_content&view=article&id=55:alberto-lucarelli-prime-considerazioni-sulla-sentenza-n-325-2010-della-corte-costituzionale-&catid=1:latest-news&Itemid=50
“Parere - Le primissime considerazioni a margine della sentenza n. 325 del 2010”

http://www.gruppo183.org/public/file/Relazione%20ai%20quesiti%20referendari.pdf
“Invertire la rotta - Per un governo pubblico dell’acqua - Relazione introduttiva ai quesiti referendari”

http://www.maremmanews.tv/it/index.php?option=com_content&view=article&id=11495%3Aacqua-bene-comune-ecco-cosa-ce-da-sapere&catid=41%3Aattualita&Itemid=55
“Acqua bene comune, “ecco cosa c'è da sapere””

http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/17165/sullacqua-circolano-troppe-inesattezze
“Sull'acqua circolano troppe inesattezze”

http://www.ambientediritto.it/dottrina/Dottrina_2010/sentenza_corte_cost_325_2010_rapicavoli.htm#*
“Servizi pubblici locali - Sentenza della Corte Costituzionale n. 325/2010”

http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_148_Ceffalo.pdf
“Acqua libera? Sì, ma fino a un certo punto”

http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/PP/IBL_PP_09_Lanzillotta.pdf
“Ddl Lanzillotta: liberalizzazioni, il minimo sindacale”

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10346
“Referendum: che fare? - Le posizioni dell’Istituto Bruno Leoni”

http://www.palmerini.net/blog/2011/05/31/referendum-truffa-lacqua-non-e-stata-privatizzata-e-con-il-si-potranno-farlo/
“Referendum TRUFFA: l’acqua NON e’ stata privatizzata , se vince il SI’ potranno farlo!”

http://www.ilfoglio.it/soloqui/9117
“Ecco cosa c’è in ballo nei referendum in arrivo”

http://www.ilfoglio.it/soloqui/9125
“Il fantasma dell’acqua privata”

http://www.facebook.com/event.php?eid=229601823718906
“Votare al referéndum ENTRO MEZZOGIORNO (Leggi perché!)”

 


 

Referendum 3 - abrogativo

(Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme)

« Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del d.l. 31/03/2011 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n. 75? Con il seguente titolo “Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare” »

Ipotesi:

Il terzo quesito chiede di negare la mancata definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, e di abrograre la disposizione che prevede l’adozione da parte del Governo della Strategia Energetica Nazionale (relativa cioé a tutte le possibili fonti di approvigionamento energetico).

Ne conseguirebbe un risultato paradossale conseguibile dal referendum di dire al Governo che l’elettorato non vuole che non si proceda nel programma nucleare e contemporaneamente il non volere che il Governo adotti un qualunque programma di approvigionamento energetico, qualunque esso sia...

Ora, se la prima frase, che grammaticalmente parlando, è costituita da una doppia negazione equivarrebbe ad una affermazione ovvero: l’elettorato vuole che si proceda nel programma nuclear, ma il fatto che lo stesso non debba procedere ad alcun programma energetico comporterebbe due sole possibilità!

O si ritiene che le due affermazioni contraddittorie si elidano, oppure se una ha portata più generale dell’altra, si applica il principio di specialità, vale a dire che se la norma speciale deroga da quella generale, nel caso in specie: si abroga l’intera politica energetica del governo, tranne quella nucleare, che rimane l’unica praticabile. Un bel risultato, non c’è che dire, e decisamente casuale!   

 

Articolo da abrogare:

Art. 5 commi 1 e 8. “(Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari)"?

1. Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

Omissis
8. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l'incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell'energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell'Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali.

 

Esposizione dei fatti:

1.      Falsità intrinseca delle dichiarazioni, truffa dei cittadini mediante mendaci dichiarazioni e terrorismo psicologico;

Vedasi: - Relazione ai quesiti referendari a firma di IDV;      
- Siti internet dei comitati referendari;            
- Dichiarazioni su Blogs, Newsgroups, SocialNetworks, Wikipedia, da parte degli stessi;     
- Dichiarazioni mediatiche di rappresentanti politici (con i limiti dati dall’espressione delle ideologie politiche) ma senza prescindere da dichiarazioni truffaldine.

2.      Se questo quesito venisse approvato sarebbe un abrogazione di abrogazione, e nonostante tutte le abili arrampicate sugli specchi giuridiche con scambio di accuse a senso unico, stiamo parlando di un paradosso di una assurdità tale che a fronte del cieco furore antigovernativo e della dietrologica previsione che dalla Strategia di Approvigionamento Energetico Nazionale possa derivare comunque il rischio di un ritorno del nucleare fa scaturire la geniale contestuale abrogazione di due commi di segno opposto: il primo una rinuncia al nucleare, il secondo l’impegno a redigere piano strategico energetico. Risultato? L’unica soluzione sarebbe quella dell’adozione della sola strategia energetica nucleare!!!;

Il referendum non riguarda l’Agenzia per il Nucleare, no! Non riguarda lo smaltimento delle scorie e la loro gestione, no! Non riguarda una abrogazione tout court del nucleare in Italia, no! Ma con una geniale doppia negazione rischia di rendere legittime in un prossimo futuro la definizione e l’attuazione di un programma nucleare, e dall’altro di bloccare ogni alternativa energetica ed ogni collaborazione con l’UE ed altri organismi internazionali, collaborazione “anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra”... Già ma secondo i referendari la colpa è del Sig. Silvio Berlusconi... Già perché lo stesso è sia Presidente del Consiglio dei Ministri, sia Presidente della Corte di Cassazione... Egli ha la sfera di cristallo e sapeva a priori che con la nuova versione dell’Art. 5 e l’Abrogazione del Programma Nucleare Italiano, la Corte di Cassazione avrebbe modificato l’oggetto del referendum in maniera da rendere paradossale la risultanza referendaria...

3.      Ancora una volta a fronte di un referendum assurdo, vanificato dalle abrogazioni governative, tenuto in piedi solo da un continuo arrampicarsi sugli specchi dietrologico, a fronte dei costi per la ristampa delle schede referendarie, esclusivo interesse dei promotori referendari è il raggiungimento del quorum, che grazie all’Art. 1 comma 4 della legge 03 giugno 1999, n. 157 consentirebbe loro di vedersi “rimborsare” 260.000 € per il solo referendum in questione, con un numero di votanti pari a 500.000;

Evidente dal continuo richiamo dei referendari al raggiungimento del quorum, stante la assoluta, paradossale, allucinante falsificazione degli obiettivi iniziali del referendum, comporterebbe soltanto un risultato assolutamente contrario alla volontà dei Cittadini. Anziché annullare il referendum, anziché proporne una modifica, anziché prendere atto delle mutate circostanze, l’ostinazione al raggiungimento del quorum e la pubblicità pro Sì, con tutte le problematiche del caso è assolutamente sospetta.

 

Conclusioni:

Che altro dire se non che si tratta di un referendum assolutamente pasticciato, montato ad arte per creare scompiglio, paure e reazioni a pelle, che altro dire se non che a fronte di una capitolazione governativa si è provveduto alla più classica delle mistificazioni, alla più classica delle dietrologie, al più classico degli errori politico/dialettici con la risultante di proporre un referendum che chiede esattamente l’opposto di quanto vorrebbe ottenere?

Ecco quindi, che stanti gli inviti da parte dei promotori referendari a raggiungere comunque il quorum, stante il falso risultato che si conseguirebbe anche in caso di plebiscito, (ma che andrebbe assolutamente contro la volontà dei Cittadini), risulterebbe verificato soltanto il rimborso economico ai promotori referendari, ex art.1 comma 4 della L. 03 giugno 1999, n. 157.

Considerando gli inutili ed eccessivi costi per lo svolgimento dei referendum, gli inutili costi della stampa e ristampa di un referendum barzelletta e l’ulteriore balzello dei rimborsi, stanti i risultati truffa che si otterrebbero da questa consultazione, lo sperpero di denaro pubblico, verrebbe aggravato dal mettere la Repubblica Italiana in una situazione di lesa nazione (ponendo il Paese in assoluto contrasto e mancata cooperazione energetica con l’UE e altri organismi internazionali).

Links:

http://qualenergia.it/articoli/20110603-referendum-nucleare-il-nuovo-quesito
“Referendum nucleare, il nuovo quesito”

http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/quesito%20referendum%20nucleare_0.pdf
“Il quesito su cui si voterà”

http://www.democrazialegalita.it/redazione/redazione_effetti_nuovo_quesito_nucleare_3giugno2011.htm
“Aggiornamento: il nuovo quesito sul nucleare. Un apparente paradosso.”

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10346
“Referendum: che fare? - Le posizioni dell’Istituto Bruno Leoni”

http://www.ilfoglio.it/soloqui/9117
“Ecco cosa c’è in ballo nei referendum in arrivo”

http://www.facebook.com/notes/giovanni-guzzetta/ogni-referendum-%C3%A8-puramente-casuale/10150276413689783
“Ogni referendum... è puramente casuale”

http://www.facebook.com/event.php?eid=229601823718906
“Votare al referéndum ENTRO MEZZOGIORNO (Leggi perché!)”

Referendum 4 - abrogativo

(Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale)

"Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonchè l'articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante "Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?"

Ipotesi:

Il quarto quesito chiede di negare la possibilità per il Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri, di avvalersi dell’opzione di essere legittimamente impediti a comparire in udienza. Se la idea di una parità di tutti i cittadini davanti alla legge è decisamente auspicabile e molto attraente da un punto di vista dell’appeal al voto ai referendum, c’è da notare che questo referendum è l’ennesima indecenza di questa tornata referendaria!

Si è proposto un Referendum abrogativo popolare (che non è altro che un Plebiscito poiché promosso da una forza partitica e da rappresentanti eletti) a tre mesi dal termine di validità della Legge di cui si chiede l'abrogazione!!!

 

Articolo da abrogare:

Art. 1 commi 1,2,3,5, e 6.

1. Per il Presidente del Consiglio dei Ministri costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell'articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali, quale imputato, il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti e in particolare dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, dagli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, e dal regolamento interno del Consiglio dei Ministri, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 novembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre 1993, e successive modificazioni, delle relative attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività comunque coessenziale alle funzioni di Governo.          
2. Per i Ministri l'esercizio delle attività previste dalle leggi e dai regolamenti che ne disciplinano le attribuzioni, nonché di ogni attività comunque coessenziale alle funzioni di Governo, costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell'articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali quali imputati.
3. Il giudice, su richiesta di parte, quando ricorrono le ipotesi di cui ai commi precedenti rinvia il processo ad altra udienza.         
4. Ove la Presidenza del Consiglio dei Ministri attesti che l'impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo a udienza successiva al periodo indicato, che non può essere superiore a sei mesi.

5. Il corso della prescrizione rimane sospeso per l'intera durata del rinvio, secondo quanto previsto dell'articolo 159, primo comma, numero 3), del codice penale, e si applica il terzo comma del medesimo articolo 159 del codice penale.           
6. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 2.

1. Le disposizioni di cui all'articolo 1 si applicano fino alla data di entrata in vigore della legge costituzionale recante la disciplina organica delle prerogative del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri, nonché della disciplina attuativa delle modalità di partecipazione degli stessi ai processi penali e, comunque, non oltre diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, salvi i casi previsti dall'articolo 96 della Costituzione, al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

Esposizione dei fatti:

1.      Falsità intrinseca delle dichiarazioni, truffa dei cittadini mediante mendaci dichiarazioni e terrorismo psicologico;

Vedasi: - Relazione ai quesiti referendari a firma di IDV;      
- Siti internet dei comitati referendari;            
- Dichiarazioni su Blogs, Newsgroups, SocialNetworks, Wikipedia, da parte degli stessi;     
- Dichiarazioni mediatiche di rappresentanti politici (con i limiti dati dall’espressione delle ideologie politiche) ma senza prescindere da dichiarazioni truffaldine.

2.      Se questo quesito venisse approvato consentirebbe la abrogazione parziale di questa legge... Poi avrebbe un significato meramente politico e scarsamente tecnico-giuridico... Inoltre qualunque risultato sarebbe assolutamente inutile essendo la materia già stata giudicata parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale, su ricorso del Tribunale di Milano e per finire stante la temporaneità della legge il 9 ottobre 2011 questa ombra di legge, già falciata dalla Corte Costituzionale si estinguerebbe da sola, in ogni caso;

Stante il fatto che il giudice possiede già la facoltà di decidere sulla veridicità del legittimo impedimento, stante il fatto che la stessa Corte Costituzionale ha già stralciato con propria sentenza lo scudo relativo al solo Presidente del Consiglio (che era l’unico sotto processo), stante il fatto che comunque per regola che la Corte di Cassazione aveva già sviluppato per i parlamentari, i giudici dovranno tener conto della descrizione delle attività politiche per calendizzare le udienze, stante la protezione dei ministri (formalmente ancora applicabile seppur condizionata dalla spada di damocle della incostituzionalità parziale applicata al Presidente del Consiglio), stante la previsione della stessa legge di temporaneità dal 9 aprile 2010 con decorrenza 18 mesi, per tutte queste ragioni deriva l’assoluta inutilità, insulsaggine, sperpero di denaro pubblico e solito plebiscito in chiave pro o contro Berlusconi.

3.      Ancora una volta a fronte di un referendum assurdo, vanificato da varie abrogazioni, tenuto in piedi solo da un continuo arrampicarsi sugli specchi dietrologico, esclusivo interesse dei promotori referendari è il raggiungimento del quorum, che grazie all’Art. 1 comma 4 della legge 03 giugno 1999, n. 157 consentirebbe loro di vedersi “rimborsare” 260.000 € per il solo referendum in questione, con un numero di votanti pari a 500.000;

Evidente dal continuo richiamo dei referendari al raggiungimento del quorum, stante la assoluta, paradossale, allucinante temporaneità e inutilità degli obiettivi referendari già vaneggiati da apposito giudizio della Corte Costituzionale, resta il fatto che è ridicolo, inaccettabile e truffaldino strumentalizzare e parzialmente vanificare un importante strumento di Democrazia Diretta per mere lotte di potere! Ancora una volta, anziché annullare il referendum, anziché proporne una modifica, anziché prendere atto delle mutate circostanze, l’ostinazione al raggiungimento del quorum e la pubblicità pro Sì, con tutte le problematiche del caso è assolutamente sospetta.

 

Conclusioni:

Che altro dire se non che si tratta di un referendum assolutamente inutile, montato ad arte per creare l’ennesima scelta Guelfi versus Ghibellini, ma in ogni caso giocattolo assolutamente costoso, utilizzabile per scopi decisamente diversi e migliori ed invece utilizzato da persone disoneste, senza scrupoli e sperperatrici di denaro pubblico, in questo periodo già molto raro, per propri porci comodi? Che altro dire se non che a fronte di altri metodi di lotta politica si è scelto quello più inutile, dannoso per la stima che i Cittadini dovrebbero nutrire nei confronti degli strumenti di Democrazia Diretta, estremamente costoso e a fronte della più classica delle mistificazioni, alla più classica delle dietrologie, al più classico degli errori politico/dialettici con la risultante di proporre un referendum che chiede qualcosa di assolutamente inutile?

Ecco quindi, che stanti gli inviti da parte dei promotori referendari a raggiungere comunque il quorum, stante il falso risultato che si conseguirebbe anche in caso di plebiscito, (ma che andrebbe assolutamente a truffare la buona fede dei Cittadini), risulterebbe verificato soltanto il rimborso economico ai promotori referendari, ex art.1 comma 4 della L. 03 giugno 1999, n. 157.

Considerando gli inutili ed eccessivi costi per lo svolgimento dei referendum, e l’ulteriore balzello dei rimborsi, stanti i risultati truffa che si otterrebbero da questa consultazione, lo sperpero di denaro pubblico, verrebbe aggravato dal mettere ancora una volta la Repubblica Italiana in una situazione di alto tradimento e lesa nazione (ponendo il Paese in cattiva luce agli occhi della comunità internazionale, facendo sembrare in mala fede pure i cittadini onesti che voterebbero volentieri un referendum ben orchestrato per rispondere alle proprie reali necessità).

Links:

http://www.democrazialegalita.it/redazione/redazione_effetti_referendum_legittimo_impedimento=24maggio2011.htm
“Il referendum sul Legittimo Impedimento. Una panoramica sulla legge, e gli effetti della eventuale abrogazione”

http://www.facebook.com/notes/bruno-aprile/e-unindecenza-una-sinistra-che-fa-solo-propagande-politiche-referendum-sul-legit/206536896049993
“E' un'indecenza - Una sinistra che fa solo propagande politiche - Referendum sul legittimo impedimento”

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10346
“Referendum: che fare? - Le posizioni dell’Istituto Bruno Leoni”

http://www.ilfoglio.it/soloqui/9117
“Ecco cosa c’è in ballo nei referendum in arrivo”

http://www.facebook.com/notes/giovanni-guzzetta/ogni-referendum-%C3%A8-puramente-casuale/10150276413689783
“Ogni referendum... è puramente casuale”

http://www.facebook.com/event.php?eid=229601823718906
“Votare al referéndum ENTRO MEZZOGIORNO (Leggi perché!)”



[1] Articolo inserito dalla legge di conversione 6 agosto 2008, n. 133.

[2] Comma così modificato dall'art. 30, comma 26, L. 23 luglio 2009, n. 99 e, successivamente, dall'art. 15, comma 1, lett. a), D.L. 25 settembre 2009, n. 135.

[3] Comma così sostituito dall'art. 15, comma 1, lett. b), D.L. 25 settembre 2009, n. 135.

[4] Comma inserito dall'art. 15, comma 1, lett. c), D.L. 25 settembre 2009, n. 135.

[5] Comma inserito dall'art. 15, comma 1, lett. c), D.L. 25 settembre 2009, n. 135.

[6] Comma inserito dall'art. 15, comma 1, lett. c), D.L. 25 settembre 2009, n. 135.

[7] Comma inserito dall'art. 15, comma 1, lett. c), D.L. 25 settembre 2009, n. 135.

[8] Lettera soppressa dall'art. 15, comma 1, lett. g), D.L. 25 settembre 2009, n. 135.




Alla cura di Valerio Curti



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