"L'America è stata inventata da frammassoni vaticani"!
"L'America è stata inventata da frammassoni
vaticani"!
13 Giugno 2008
Inviato da Lorella Binaghi
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L'apprezzabile articolo di Gianfredo Ruggiero merita una piccola
precisazione: "L'America è stata inventata da frammassoni vaticani"!
Gli americani sono brave persone e non meritano gli effetti di un governo
schiavista e criminale gestito da poche famiglie al servizio dell'azienda
vaticana del papa! (SIV). Segue testo di Gianfredo Ruggiero.
Lorella Binaghi
Siamo sicuri che l'America sia paladina della democrazia?
In occasione della visita del Presidente americano Bush in Italia mi
permetto di tracciare un breve profilo dell'America, un Paese che pretende
di cambiare i destini del mondo. L’America è comunemente
conosciuta come la patria della libertà, come la nazione che
più di ogni altra ha contribuito all’affermazione della
democrazia nel mondo. Il suo modello di società è considerato
dai suoi estimatori come l’unico in grado di assicurare al mondo
intero pace e benessere e di stabilire un nuovo ordine mondiale basato
sulla concordia e la fratellanza.
Ma è proprio così? Siamo proprio sicuri che questo quadro sia
reale e non semplicemente dipinto ad arte?
Sin dalla sua origine, l'America nasce da un rifiuto dell'Europa: nel nuovo
mondo venivano spediti direttamente dalle carceri i delinquenti di ogni
risma, gli ergastolani, gli emarginati e gli avventurieri pronti a tutto.
Puritani fanatici e vogliosi di rinverdire i fasti della Santa
Inquisizione, cattolici perseguitati dai protestanti, ebrei vittime dei
pogrom, affamati, asociali e spostati di ogni sorta, da tutto ciò
nasce la "civiltà" americana. Ha mosso i primi passi massacrando
10milioni di pellerossa per sottrarre loro la terra, lasciandoli morire di
fame, di inedia e di alcolismo dopo averli ristretti in riserve sempre
più piccole e prive di pascoli.
E’ diventata potente con il lavoro di 14milioni di africani strappati
con la forza alla loro terra e trattati alla stregua di animali domestici
su cui esercitare diritto di vita e di morte (mentre l’Europa
romano-cristiana, vera culla di civiltà, si avviava a cancellare per
sempre la schiavitù). Si sono dovuti attendere gli anni '60 per
porre fine alla segregazione razziale in vigore in molti Stati USA.
Durante il secondo conflitto mondiale, il cui ingresso è stato
fortemente voluto dall’influente apparato industriale americano per
superare la crisi economica che s protraeva da dieci anni - dal fatidico
venerdì nero di Wall Street - l’America ha massacrato milioni
di civili inermi nei bombardamenti a tappeto delle città tedesche e
italiane. Ad Amburgo come a Dresda perirono, bruciati vivi dagli ordigni
incendiari o mitragliati dal volo radente dei caccia, oltre duecentomila
civili, per poi completare l’opera con le bombe atomiche gettate su
due delle più popolose città del Giappone (una non bastava?)
oramai prossimo alla capitolazione.
I giovanissimi soldati tedeschi della Wermach, ragazzi di 15 e 16 anni,
rinchiusi nei campi di concentramento americani e inglesi venivano
volutamente lasciati morire di fame, di malattie e di stenti. Costretti a
scavarsi con le mani delle buche dove ripararsi dal freddo, sotto lo
sguardo indifferente dei carcerieri alleati. A guerra finita i
“liberatori” si girarono dall’altra parte quando i
partigiani comunisti massacravano i fascisti o presunti tali, familiari
compresi. Quando riempivano le fosse comuni con i corpi straziati dei
giovani soldati della Repubblica Sociale Italiana arresisi dopo il 25
aprile.
Nel dopoguerra, dopo averci distrutto le città con i bombardamenti
terroristici del ’44, l’America, con il piano Marshall, ha
investito in Italia grandi capitali per farci diventare una sua docile e
redditizia colonia (cambiano i tempi, mutano gli scenari ma la logica
statunitense è sempre la stessa: distruggere per poi gestire il
business della ricostruzione come sta avvenendo in Iraq e Afganistan). Al
riguardo si parla tanto degli aiuti americani, ma si dimenticano gli enormi
contributi, veramente disinteressati, provenienti dall’Argentina.
Ogni giorno navi stracolme di ogni cosa hanno fatto la spola tra il Paese
di Evita Peron e l’Italia, ma di questo nessuno ne parla. Durante la
guerra del Vietnam per stanare i vietcong gli americani non esitarono a
bruciare con le bombe al napalm interi villaggi, con le persone dentro.
Tali operazioni venivano cinicamente chiamate
“disinfestazioni”.
Negli anni settanta e ottanta l'America ha sostenuto le più
sanguinose dittature militari sia in sud America, dove la CIA ha
organizzato e finanziato i più cruenti colpi di stato, sia in Grecia
e in Turchia con i regimi dei colonnelli. Salvo poi disconoscerli dopo che
ebbero fatto il lavoro sporco o essere diventati poco utili ai suoi disegni
geopolitici.
L’Iraq, per giungere ai giorni nostri, era uno Stato sovrano, retto
da una dittatura non tanto diversa da quella che possiamo trovare nei Paesi
islamici amici dell’America come l’Arabia Saudita e gli Emirati
arabi e sicuramente meno feroce di quella cinese con la quale
l’amministrazione Bush e l’Italia intrattengono ottimi rapporti
d'affari. Le varie etnie e religioni coesistevano pacificamente (l’ex
vice di Saddam Aziz è cristiano) anche grazie al pugno di ferro del
Rais. Con gli americani non c’è più un edificio in
piedi, neppure i luoghi di culto sono risparmiati e lo spettro della guerra
civile è alle porte. Per non parlare dell’economia divenuta
totalmente dipendente dall’America dopo che questa si è
impadronita del petrolio iracheno.
Sotto le macerie delle loro abitazioni, distrutte dalle bombe a stelle e
strisce, sono morte 162mila persone e almeno 30mila bambini;
un’intera città, Falluja, è stata bombardata giorno e
notte con armi al fosforo che hanno bruciato vivi e corroso migliaia di
uomini, donne vecchi, e bambini; ai posti di blocco i soldatini di Bush dal
grilletto facile uccidono decine di persone al giorno (come è
successo al nostro povero Calipari). Nelle carceri americane in Iraq e a
Guantamano la tortura non è una novità.
In Afganistan, per rimanere nel campo delle guerre preventive, con
l’occupazione americana è ripresa con vigore la produzione di
oppio.
L’America conserva un poco invidiabile primato, quello di essere la
prima produttrice e utilizzatrice al mondo di armi di distruzione di massa,
una vera e propria democrazia a mano armata: dalle bombe atomiche gettate
sul Giappone, che ancora oggi mietono vittime a causa delle radiazioni,
alle armi chimiche utilizzate in Vietnam e Iraq e per finire agli ordigni
all’uranio impoverito utilizzati nei Balcani, causa primaria delle
morti per cancro tra la popolazione e tra gli stessi soldati, molti dei
quali italiani. Il bussines degli armamenti rappresenta una voce primaria
del bilancio USA: le armi americane sono esportate in tutto il mondo,
ovunque vi siano focolai di guerra. Nei paesi poveri scarseggiano il cibo e
le medicine ma non le pallottole made in Usa. Non è un caso che
negli ultimi vent’anni la fame del mondo invece di diminuire è
aumentata ed è tutt’ora in costantemente crescita, come la
diffusione delle armi.
La cultura e lo stile di vita americani sono intrisi di violenza:
un’arma non si nega a nessuno, neppure agli adolescenti. Nei
sobborghi delle città americane, all’ombra degli sfavillanti
grattacieli, l’emarginazione, la violenza e l’alcolismo sono di
casa. La stessa cinematografia è imperniata sui gangsters, sui cow
boys che uccidono gli indiani e sulla forza bruta del potere. Non è
un caso che l’America è oggi l’unico paese del mondo
occidentale a praticare la pena di morte. Come nei tanto osteggiati Paesi
islamici e nelle peggiore dittature comuniste e militari.
Venuta meno la minaccia sovietica ci saremmo aspettati un progressivo
disimpegno militare americano in Europa, invece la Nato (leggi America) ha
mantenuto sul nostro suolo il suo enorme apparato bellico fatto di 113 basi
militari - mantenute con i nostri soldi - alcune delle quali nucleari (alla
faccio del referendum che lo ha bandito). A quale scopo? Per difenderci
dalla Svizzera o per rimarcare, anche militarmente, il nostro stato di
impotenza e di dipendenza dagli USA? L’America è sicuramente
un grande Paese, sotto il profilo economico e, soprattutto, militare, ma
dal punto di vista umano e civile non ha proprio nulla da insegnarci. E
rattrista vedere i nostri politici e intellettuali, di destra ma anche di
sinistra, guardare con simpatia e ammirazione all’America, come se
noi europei, maestri di cultura e civiltà, noi europei, che abbiamo
insegnato al mondo a camminare, non fossimo in grado sviluppare un nostro
modello di società, ancorato ai nostri valori di umanità e di
giustizia sociale..
Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo Culturale Excalibur - Lonate
Pozzolo
Circolo Culturale Excalibur
- Alternativa Verde - Varese
E-Mail: excaliburitalia@libero.it
Blog : http://excaliburitalia.spaces.live.com
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George W. Bush e Joseph e Alois Ratzinger durante il suo arrivo in America. Di M&C News Apr 15, 2008, 21:30 GMT
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