venere 005

Venere non è più occultata dalla Luna, uscita della falce di Venere.

Immagine d'intestazione tratta in http://www.castfvg.it/luna/occultaz/venere_005.htm


25 novembre 2006, Mercoledì

Traduzione di Zoe Bless,
estratti da: www.blavatsky.net/portuguese

LA STORIA DI UN PIANETA
di H. P. Blavatsky

Lucifer, settembre 1887.


LA STORIA DI UN PIANETA

Nessuna stella, tra miriadi che scintillano nel cielo scuro dello spazio siderale brilla tanto quanto il pianeta Venere – nemmeno lo stesso Sirio-Sothis, la stella-cane amata da Iside. Venere è la regina dei pianeti, la pietra preziosa della corona del nostro sistema solare. È l’ispirazione del poeta, guardia e compagna del cane pastore solitario, l’incantatrice stella del mattino e la stella vespertina. Poiché, “stelle insegnano, tanto quanto brillano”.

Sebbene i suoi segreti ancora non sono stati raccontati e rivelati alla maggior parte degli uomini, inclusi gli astronomi. Sono realmente “bellezza e mistero”. Di più “dove c’è mistero, si suppone debba esserci lo stesso male”, di Byron. Il male, pertanto, fu dichiarato dalla fantasia umana incline al male, fin lo stesso negli occhi luminosi che esprimono il nostro perverso attraverso il velo dell’etere. In questa forma, così come uomini e donne entrarono in esistenza lo stesso stelle e pianeti diffamati. Con molta frequenza, la reputazione e sorte di un uomo o di un gruppo sono sacrificati per beneficiare altri uomini o gruppo. Così come in terra, sotto è nel cielo, sopra, e Venere il pianeta-fratello della nostra Terra, (1) fu sacrificato per l’ambizione del nostro piccolo globo per mostrarlo come il pianeta “scelto” dal Signore. Lei divenne il capro espiatorio, Azaziel della volta stellata, dei peccati della terra il meglio per quelli che appartengono ad una certa classe della famiglia umana – il clero – che calunniò un’orbe brillante al fine di provare quello che la propria ambizione gli suggeriva come il miglior mezzo di conquistato potere ed esercitarlo risolutamente sopra le masse superstiziose e ignare.

Questo accadde durante il Medio Evo. E adesso il peccato si volge alla menzogna nel credo dei cristiani e i loro ispiratori, gli scienziati, a giudicare dell’errore d'esser stato con successo elevato alla sublime posizione di un dogma religioso, come lo furono tante altre finzioni e invenzioni.

Di fatto, tutto il mondo siderale, i pianeti e i lo reggenti – gli dei antichi del paganesimo poetico – il sole, la luna, gli elementi e tutto l’ospizio dei mondi incalcolabili – per lo meno quelli che erano conosciuti dai paesi della Chiesa – subirono la stessa sorte. Tutti furono diffamati e indemoniati dall’insaziabile desiderio di provare un insignificante sistema teologico – costruito a partire da antichi materiali pagani -- come essendo l’unico corretto e sacro, stando tutti quelli che lo precedettero o seguirono completamente errati. Noi propendiamo per credere che il sole le stelle e il proprio aere diventarono puri e, "riemessi" del peccato originale e dell'elemento satanico del paganesimo solamente dopo l’anno I d.C. La scolastica e gli scolari, il cui spirito “disdegna una investigazione laboriosa e una dedizione indolente, mostrarono, per la soddisfazione dell’infallibile Chiesa, che tutto il Cosmo si trovava sotto il potere di Satana – un cencioso elogio a Dio – prima dell’anno della natività; e i cristiani dovettero credere o esser condannati. Altrettanto, mai il sufismo o il casualismo si mostrarono in forma talmente evidente, nella loro vera luce come con le questioni dell’ex satanismo e, più tardi, nella redenzione dei vari corpi celesti. La povera e bella Venere assunse il peggio in questa guerra detta divina di prove, ed in forma più intensa che in qualsiasi altro dei suoi colleghi siderali. In quanto alla storia degli altri sei pianeti e la loro graduale trasformazione di dei greci-ariani in termini semitici e, finalmente, in “attributi divini dei sette occhi del Signore”, è conosciuta solamente dalle persone educate, la Venere-Lucifero diventò una storia domestica allo stesso modo anche nei paesi cattolici romani più illetterati.

Questa storia sarà ancora raccontata in favore di quelli che trascurarono la sua mitologia astrale.

Venere, caratterizzata da Pitagora come altèr sol, un secondo Sole, in virtù della sua magnifica radianza – non uguagliata da nessun altro pianeta -- fu la prima a chiamare l’attenzione degli antichi teogonisti. Prima di cominciare ad essere chiamata Venere, era conosciuta nella teogonia pre-esiodiana come Eòsforo (o Fòsforo) e Hèspero, la figlia dell’aurora e del crepuscolo. In Esiodo, al di là di questo, il pianeta e suddiviso in due esseri divini, due fratelli – Eòsforo (Lucifero dei latini) la mattina, e Hèspero, la stella vespertina. Sono figli di Astreo ed Eros, il cielo stellato e l’aurora, e lo stesso Cèfalo ed Eos (Teog: 381, Hyg. Poet. Astron. 11, 42). Preller, citato da Decharme, mostra Fetonte identico a Fòsforo o Lucifero (Grech. Mythol: I, 365) E, invocando l’autorità di Esiodo, lo stesso trasforma Fetonte in figlio delle due ultime divinità – Cèfalo e Eos.

Ora Fetonte o Fòsforo, l” orbe luminosa della mattina”, è portato a forza in gioventù da Afrodite (Venere) che fa di lui il guardiano notturno del suo santuario, (Teog: 987991). Lei è la “brillante stella della mattina” (vedere Apocalisse di Giovanni, XXI,16) amato per la sua luce radiante dalla Dea dell’Alba, Aurora, che a giudicare dal graduale eclissarsi della luce del suo amato, sembra così causare la sua annichilazione, lo fa riapparire alla notte nell’orizzonte, dove lei tiene conto dei portoni del cielo. Di mattina, Fòsforo “sorgendo dalle acque dell’Oceano eleva al cielo la sua sacra testa per annunciare l’approssimarsi della luce divina “(Iliade, XXII. 317; Odissea: XIII, 93; Virgilio: Eneide, VIII, 589; Mythol. de la Grèce Antique, Decharme).

Fino a qui non sembra vi sia una possibile analogia conciliatoria tra questa personificazione poetica della stella, un mito puramente astronomico, e il Satanismo della teologia Cristiana. Di fatto, l’intima connessione tra il pianeta in quanto Hèspero, la stella vespertina, e il Giardino dell’Eden greco col suo Drago e mazze d’oro possa, con una certa immaginazione, suggerire alcune dolorose comparazioni con il terzo capitolo della Genesi. Di più questo è insufficiente per giustificare una costruzione di un muro teologico di difesa contro il paganesimo fatto di diffamazione e male interpretazione.

Ma di tutti gli evemerismi greci, Lucifero-Eòsforo è, talvolta, il più complicato. Il pianeta diventò con i latini, Venere o Afrodite-Anadiomene, la Dea nata dalla spuma, la “Madre Divina”, identica all’Astartèia fenicia o all’Astarot ebrea. Erano tutte chiamate “Stelle della Mattina” e Vergini del Mare (da lì Maria), il grande Abisso, titoli dati oggi dalla Chiesa Romana alla sua Vergine Maria. Tutti sono legati alla luna nella fase crescente, al Drago e al pianeta Venere, una volta in cui la madre di Cristo era relazionata a tutti questi attributi. Se i marinai fenici usavano fissare nella prua delle loro navi l’immagine della dea Astartèia (o Afrodite Venere ericina) e osservavano una stella vespertina e della mattina come stella guida, “l’occhio della loro Dea madre”, lo stesso fanno i veleggiatori della Chiesa Cattolica Romana fino ad oggi. Loro prendono una Madonna nella prua della loro nave e la Vergine Maria benedetta è chiamata “Vergine del Mare. La patrona accettata dai marinai cristiani, loro stella, “Stella del Mare” eccetera sorgere nella luna crescente. come le dee pagane antiche è la “Regina del Cielo” e la “Stella della Mattina”, esattamente come loro la erigono.

Se questo spiega qualcosa è lasciato alla sagacia del lettore decidere. Intanto, Lucifero-Venere nulla a che vedere con l’oscurità e tutto con la luce. Quando chiamato Lucifero è il “portatore di luce”, il primo raggio radiante che distrusse l’oscurità letale della notte. Quando chiamato Venere, il pianeta-stella diventa simbolo dell’alba, la casta Aurora. Il professore Max Muller accerta congetture che Afrodite, nata dal mare, è la personificazione del Raggiar del Giorno, e il più incantato segno nella Natura (“Scienza del Linguaggio”) poi che, prima della sua naturalizzazione dai greci, Afrodite era la natura personificata, la vita e la luce del mondo pagano, come prova la bella invocazione a Venere di Lucrezio, citata da Decharme. Lei è la divina Natura nella sua interezza, Aditi-Prakriti prima di diventare Laksmi. È la natura davanti al cui volto maestoso e bello “i venti superano, il silenzioso cielo dirama torrenti di luce e le onde del mare sorridono” (Lucrezio). Quando riferita come la dea siriana Astartèia, l’Astarot di Hieropolis, il radiante pianeta fu personificato come una maestosa donna, reggente in una delle mani una torcia, nell’altra, uno strumento curvo a forma di croce. (Vide De la Dea Syriè, di Lucian e De Nat. Dorum, di Cicero, 3 c. 23). Finalmente, il pianeta è rappresentato astronomicamente come un globo equilibrato sopra la croce – un simbolo al qual diavolo qualcuno piacerebbe d’essere associato – in quanto il pianeta Terra è un globo con una croce sopra a questo.

Ma, allora, queste croci non sono simbolo del Cristianesimo, ma la croce ansata egizia, attributo di Iside (che è Afrodite, e lo stesso Natura) o il pianeta; il fatto che la Terra abbia la croce ansata capovolta ha un grande significato occulto, non avendo necessità nel trattare di questo al momento.

Ora, quello che dice la Chiesa e come essa spiega la “terribile associazione”? La Chiesa crede nel diavolo, naturalmente, e non può darsi il lusso di perderlo. “Il Diavolo è il principale pilastro della Chiesa” confessa spudoratamente un difensore (2) della Ecclesia Militans. “Tutti gli gnostici Alessandrini ci parlano della caduta degli Eoni e i loro Pleroma (pienezza), e tutti attribuiscono questa caduta al desiderio di conoscere”, scrive l’altro volontario dello stesso esercito, calunniando gli gnostici come sempre, e identificando il desiderio di conoscere o occultismo, magia, con il Satanismo (3). E intanto, immediatamente lui cita la Philosophie de l’Histoire di Schlegel per mostrare che i sette reggenti (pianeti) di Pimandro “designati da Dio per contenere il mondo fenomenale nei suoi sette circoli, persi d’amore per la loro propria bellezza (4), passarono ad ammirare se stessi con grande intensità che, a causa di questa auto-adulazione orgogliosa, finalmente caddero”.

Essendo la perversità aperto cammino tra gli angeli, la più bella creatura di Dio “si ribellò contro il suo Creatore”. Questa creatura è nella fantasia teologica Venere-Lucifero o meglio lo Spirito o Reggente informante di quel pianeta. Questo insegnamento si basa nella seguente speculazione. I tre eroi principali della grande catastrofe siderale accennata in Apocalisse sono, secondo le testimonianze dei padri della Chiesa – “il Verbo, Lucifero suo usurpatore (vedere l’editoriale) e il grande Arcangelo che lo conquistò”, i cui “palazzi” (le “case” come denominate dall’astrologia) sono il Sole, Venere-Lucifero e Mercurio. Questo è sufficientemente evidente, una volta che la posizione di queste orbite nel sistema Solare corrisponde nel suo ordine gerarchico a due “eroi” nel capitolo XII dell’Apocalisse “loro nomi e destini (?) essendo intimamente relativi nel sistema teologico (exoterico) con questi tre grandi nomi metafisici”. (Memoir, Mirville, dall’Accademia di Francia, sopra colpe dello Spirito e Demonio).

Il risultato di questo fu che la leggenda teologica portò Venere-Lucifero alla sfera e al dominio del caduto Arcangelo o Satana davanti alla sua apostasia. Convocati a riconciliare questa affermazione con un altro fatto, da qui la metafora della “stella della mattina” è applicata a Gesù e sua Vergine madre e che il pianeta Venere-Lucifero è incluso, al di là di questo, tra le “stelle” dei sette spiriti planetari riveriti dai Cattolici Romani (5) sotto nuovi nomi, i difensori dei dogmi e credenze latine rispondono nel seguente modo:

“Lucifero, il geloso vicino del Sole (Cristo) disse a se stesso con grande orgoglio: “Io salirò tanto alto quanto lui!”. Lui fu frustrato nel suo piano da Mercurio, ancora il brillare di questo (che è San Michele) lo stesso si era perso nel fuoco folgorante della grande orbita Solare come il suo proprio e ancora, come Lucifero, Mercurio sarebbe soltanto assessore e guarda l’onore del Sole”. (Ibid.)

Guardato di “disonore” adesso, nel caso gli insegnamenti teologici cristiani furono veri. Ma qui entra lo zoccolo difeso dei Gesuiti. Gli ardenti difensori della Demonolatria Cattolica Romana, allo stesso tempo adoratori dei sette spiriti planetari fingendo grande spavento durante le coincidenze tra antiche leggende pagane cristiane, tra fiabe su Mercurio e Venere e alle verità storiche raccontate su San Michele – l” angelo della faccia” --, la copia terrestre o fervore di Cristo. Lui lo indica dicendo:

…come Mercurio, l’Arcangelo Michele è l’amico del Sole, il suo fervore, il suo Mitra, talvolta, dopo Michele è un genio psicopompo, che innalza le anime separate fino alle sue designate case e, come Mitra, è il conosciuto avversario dei demoni.

Questo è dimostrato dal libro dei nabatei recentemente scoperto (da Chwolson), nel quale Mitra zoroastriano è chiamato il “grande nemico del pianeta Venere” (6) (Ibid p. 160.)

C’è qualcosa in questo. Una candida confessione, questa volta, di perfetta identità dei personaggi celestiali presa in prestito da tutte le fonti pagane è curioso, se non sfacciato. In quanto nelle più antiche allegorie masdaitiche Mitra conquista il pianeta venere, nella tradizione cristiana Michele sconfigge Lucifero, e ambedue ricevono, come spoglie di guerra, il pianeta della deità soggiogata.

Mitra (dice Dollinger), possedeva in giorni anteriori, la stella di Mercurio, situata tra il sole e la luna, ma ricevette il pianeta della conquista, e dopo la sua vittoria lui è identificato con Venere”. (“Judaisme and Paganisme,” Vol. II., p. 109. Trad. franc.)

“Nella tradizione cristiana”, s’accresce l’erudito marchese, “a San Michele è conferito, nel Celo, il trono e il palazzo del nemico che soggiogò. Al di là di questo, come Mercurio, durante i prosperi giorni del paganesimo, che lo trasformarono in sacro per questo dio (demonio) tutti i promontori della terra, l’Arcangelo è il patrono dello stesso nella nostra religione”.

Questo significa, se ciò significa qualcosa, che adesso per lo meno Lucifero-Venere è un pianeta sacro e non sinonimo di Satana, giacche San Michele diventò il suo erede legale.

Le considerazioni antecedenti sono concluse con la seguente fredda riflessione:

“E’ evidente che il paganesimo utilizzò prima, e in forma meravigliosa, tutti i ricorsi e caratteristiche del principe della faccia del Signore (Michele) nell’applicarle a questo Mercurio, all’Hermes-Anubis egizio e all’Hermes-Cristo degli Gnostici. Ognuno di questi fu rappresentato come primo fra i consiglieri divini e gli dei più prossimi al sole, quis ut Deus”.

Questo titolo, con tutti i suoi attributi, divennero quelli di Michele. I buoni Padri, i Maestri Massoni del tempio della Chiesa del Cristianesimo, realmente sapevano come utilizzare materiale pagano nei loro nuovi dogmi.

Il fatto è che basta esaminare certi cartigli egiziani, citati da Rossellini (Egypte, Vol. I., p. 289), per scoprire che Mercurio (la replica di Sirio nel nostro sistema solare) è Sothis, preceduto dalla parola “sole” e “solis custode, sostegnon dei dominanti, il forte grande dei vigilanti”, “sentinella del sole, sostegno dei dominanti e il più forte di tutti i vigilanti”. Tutti questi titoli e attributi sono adesso dell’Arcangelo Michele, che è l’erede dei demoni del paganesimo.

Al di là di questo, viaggiatori in Roma possono testimoniare la meravigliosa presenza nella statua di Mitra, in Vaticano dei simboli cristiani più conosciuti. I mistici si vanagloriano di questo. Essi identificano “nella testa del leone e nelle ali dell’aquila, il simbolo del coraggioso Serafino, il maestro dello spazio (Michele); nel suo caduceo, la lancia; nei due serpenti arrotolati intorno al corpo, la lotta fra i principi del bene e del male e, soprattutto, nelle due chiavi che mitra impugna, come San Pietro, le chiavi con cui questo patrono Serafino in ultimo apre e chiude i portoni del Cielo, astra cludit et recludit.” (Mem. p. 162.)

Riassumendo, quello che fu detto sopra mostra che il romanzo teologico di Lucifero fu costruito come base nei vari miti e allegorie del mondo pagano, non trattandosi di dogma rivelato, più semplicemente di un dogma inventato per sostenere la superstizione. Mercurio essendo uno degli assessori del Sole o il cinocèfalo degli egizi e il cane-guida del Sole. Letteralmente, l’altro era Eosfèro, il più brillante dei pianeti, “qui mane oriebaris”, che si alza presto, o il greco. Fu identificato con Amon-Ra, il portatore di luce dell’Egitto, chiamato da tutte le nazioni come “la seconda nascita della luce” (la prima essendo di Mercurio), l’inizio delle sue (del Sole) forme di sapienza, l’Arcangelo Michele essendo lo stesso riferito come principium viarum Domini.

Così, una personificazione puramente astronomica costruita a partire da un significato occulto che nessuno fino a qui sembra aver risolto fuori dalla sapienza orientale diventando adesso un dogma, parte integrante della rivelazione cristiana. Una sinistra trasferimento di personaggio non sarebbe adeguata al lavoro di persone che nel raziocinare non accetterebbero in uno o stesso gruppo trinitario il “Verbo” o Gesù, Dio e Michele (con la Vergine occasionalmente completandolo) da un lato, e Mitra, Satana e Apollo-Abbazio dall’altro: tutto al capriccio e sapore degli Scolastici Cattolici Romani. Se Mercurio e Venere (Lucifero) sono (astronomicamente nella loro rivoluzione in torno al Sole) i simboli di Dio Padre, Figlio e del suo Vicario, Michele, il “Drago-Conquistatore”, nella leggenda cristiana, perché dovrebbero essere chiamati come Apollo-Abbazio, il “Re dell’Abisso”, Lucifero, Satana o Venere – diventando immediatamente diavoli e demoni? Se ci è detto che i “conquistatori” o “Mercurio-Sole” o nuovamente San Michele dell’Apocalisse, furono date le spoglie dell’angelo conquistato, nel sapere, il suo pianeta, perché dovrebbe l’obbrobrio continuare ad essere associato ad una costellazione tanto pura? Lucifero è adesso l’”Angelo della Faccia del Signore” (7) perché “questa faccia è sparsa in lui”. Pensiamo, al contrario, che è perché il Sole riflette i suoi raggi in Mercurio con intensità sette volte maggiore di come fa sulla Terra e due volte in Lucifero-Venere: il simbolo cristiano prova nuovamente la sua origine astronomica. Ma sarebbe per l’aspetto astronomico, mistico o simbolico, Lucifero è tanto buono quanto qualsiasi altro pianeta. Presentando come prova del suo carattere demoniaco e identità con Satana una configurazione di Venere che, nella sua fase crescente ha l’apparenza d’un corno tagliato non fa meno senso. Ma relazionare questo coi corni del “Drago Mistico” dell’Apocalisse – “Uno dei quali fu rotto” (8) -- come i due demonologhi francesi, il Marchese Mirville e il Cavaliere Mosseaux, difensori della Chiesa militante chiedendo che i loro lettori credano nella seconda metà del nostro presente secolo – è semplicemente un insulto al pubblico.

Al di là di questo, il Diavolo non fu dotato di corna se non nel quarto secolo dell’era cristiana. È un’invenzione puramente patristica che sorse dal suo desiderio di relazionare il Dio Padre e i pagani Fauno e Satiro ad una leggenda satanica. I demoni del Paganesimo non hanno corna ed erano tanto sprovvisti di coda quanto l’Arcangelo Michele nell’immaginazione dei suoi adoratori. I “corni di capra di Ammone, di Bacco e di Mosè nelle monete antiche, e i corni di vacca di Iside e Diana eccetera, eccetera, e del Signore Dio dei Profeti di Israele. Poiché Abacuc fornisce prove che questo simbolismo era accettato dal “popolo prescelto” e dai gentili. Nel capitolo III questo profeta parla del “Santo del monte Para, del Signore Dio che “proviene dal Timore e il cui splendore è come la luce“, e che possiede “corna che escono dalle sue mani”.

Quando letto, al di là di questo, il testo ebreo di Isaia e si scopre che Lucifero non è nominato in tutto il Capitolo XIV., v. 12, ma semplicemente Hilel, “una stella brillante”, difficilmente possiamo non domandarci perché persone educate ancora sono ignoranti o sufficienti alla fine del nostro secolo per associare un radiante pianeta – o qualche altra cosa nella natura – al DIAVOLO! (9).

H.P. Blavatsky
Lucifer, settembre 1887


Note

1 “Venere è una seconda Terra”, afferma Reynaud in Terre et Ciel (p. 74), “tanto che lì vi sono tutte le comunicazioni possibili tra i due pianeti, i loro abitanti possono prendere le loro rispettive terre da i due emisferi dello stesso mondo, loro sembrano nel cielo due fratelli. Assomiglianti in conformazione, questi due mondi sono lo stesso assomiglianti ai caratteri attribuiti a loro nell’Universo”.

2 Così parlò Mosseaux. “Moeurs et Pratiques des Demons.” P. X – corroborato dal Cardinal Ventura. Il Diavolo, dice lui, “è uno dei grandi personaggi la cui vita è intimamente legata alla Chiesa; e senza lui… la caduta dell’uomo non sarebbe potuta accadere. Se non fosse per lui (il Diavolo), il Salvatore, o Redentore, il Crocifisso non sarebbe che un ridicolo tornaconto e la Croce un insulto al buon senso”. E se così fosse, avremo gradito il povero Diavolo.

3 Mirville. “Nessun Diavolo ne Cristo”, lui esclama.

4 Esiste solo un’altra versione di Narciso, la vittima greca della sua propria bella apparenza.

5 Il famoso tempio dedicato ai Sette Angeli a Roma è costruito da Michelangelo nel 1561 ancora si trova là, ed è chiamato la “Chiesa di Santa Maria degli Angeli”. Nei messali antichi romani stampati nel 1563 – in uno dei due che può essere visto nel Palazzo Barberini – si può trovare il servizio religioso (ufficio) dei sette angeli e loro antichi occulti nomi. Che gli “angeli” sono i Rettori pagani sotto differenti nomi – avendo i giudei sostituito i nomi greci e latini – dei sette pianeti è provato da ciò che il Papa Pio V affermò nella sua Bolla al Clero Spagnolo, permettendo e incentivando l’adorazione dei sette spiriti delle stelle. “Non si può esaltare sufficientemente questi sette rettori del mondo, rappresentati dai sette pianeti, una volta in cui è confortante per il nostro secolo testimoniare per grazia di Dio il culto di queste sette luci ardenti e di queste sette stelle riassumendo tutto il loro lustro nella repubblica cristiana”. (Les Sept Esprits et l’Histoire de leur Culte; Mirville, seconda dissertazione all’accademia. Vol. II.. p. 358).

6 Erodoto mostrando l’identità di Mitra e Venere, la frase nel Nabathean Agriculture fu evidentemente mal interpretata.

7 “Tanto nella teologia biblica quanto nella pagana”, afferma Mirville, “il Sole ha il suo dio il suo difensore e, il suo usurpatore sacrilego, in altre parole, il suo Ormuzd, il suo pianeta Mercurio (Mitra) e il suo Lucifero, Venere (o Ahrimane), presi dal loro antico maestro e adesso dato al suo conquistatore”. (P. 164.) Pertanto, Lucifero-Venere è adesso santo.

8 Nell’Apocalisse non ci sono “corna rotte”, ma è detto semplicemente nel Capitolo XIII, 3, che Giovanni vide “una delle sue teste come colpita a morte”. Giovanni nulla conosceva della sua generazione di un diavolo “senza corna”.

9 Le parole letterali usate e la sua tradizione sono: “Aik Naphelta Mi-Shamayim Hillel Ben-Shachar Negdangta La-Aretz Cholesh El-Goum” o “Come può cadere dal cielo, Hilel, Figlio della Mattina, come può essere lanciato a terra, tu che abbattesti le nazioni”. Qui la parola, tradotta “Lucifero” è Hilel, il suo significato è “brillare risplendente o glorioso”. Lo stesso è verità che potuta ad un bisticcio, al quale si prestano facilmente le parole ebraiche, o verbo hillel che può essere assunto il significato di “howl” (piovere), da lì, per una facile derivazione, hillel può essere trasformato in “howler” (ululatore) o diavolo, una creatura che, altrettanto, raramente si ode, qualche volta,” ululare”. Nel suo Lessico Ebraico e Inglese, Art. John Parkhurst afferma: “La tradizione siriaca di questo passaggio ‘to howl’ (ululare). Pertanto, dice Michaelis, io traduco, ‘Howl, Figlio della Mattina, questo sei tu giudeo, lo stesso puoi esser chiamato “howler” (ululatore) e legato al diavolo!

 

 

venere01

http://astro1.phys.uniroma1.it/nesci/paginetacor/venere08/occven01dic08.html

Venere

Approfondimenti

Che cosa c’è in un nome? Di H. P. Blavatsky

http://www.cieliparalleli.com/Costume/che-cosa-ce-in-un-nome-di-h-p-blavatsky.html

VENERE http://www.cieliparalleli.com/Costume/venere.html